UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO: IL SOGNO

Ieri ho fatto un sogno.

Un sogno terribile!

Ma prima di iniziare la narrazione ritengo utile avvertire chi si appresta a leggere questo post che, per capirne in maniera adeguata tutti i risvolti, occorre avere un quadro relativamente preciso della collocazione, nel territorio, della nostra abitazione e della nostra proprietà. E per fare questo è necessario conoscere il contenuto della sottopagina “la storia” della pagina “una oscura questione di vicinato”. Chi non ha letto il contenuto di tale sottopagina e non intende o non può andare a leggersela è pressoché inutile che continui la lettura.

Torniamo al sogno.

Le lancette del tempo si sono spostate all’indietro di almeno 15 anni (non 15 ore!). Siamo quindi intorno al 2002 se non prima. Lo deduco subito (sempre nel sogno, logicamente) dal paesaggio circostante. Infatti:

  •  è sparita la grande strada sterrata abusiva;
  • è riapparsa la piccola uliveta al posto del piccolo frutteto (si fa per dire);
  • è ritornato filo strada e non, praticamente, a ridosso della finestra di una camera, il cancello di entrata in questa strada abusiva;
  • sono spariti i due grossi cani lupo lasciati liberi, che più di una volta hanno impaurito i miei nipotini;
  • è ritornata la consuetudine, derivata da un accordo verbale con il precedente proprietario, di consentirci di pulire, gratuitamente, la siepe radicata nella sua proprietà ed “appoggiata” alla rete di nostra proprietà, pulizia che ci consentiva di mantenere una situazione, sotto tutti i punti di vista (estetico, igienico-sanitario, di decoro, ecc.) accettabile;

Di conseguenza sono venuti meno tutti gli elementi di quel contesto che, come già detto in altri post, aveva trasformato una realtà tipica delle campagne senesi in qualcosa di assimilabile al vecchio far west nel periodo storico in cui esisteva la legge “fai da te” (seconda metà del 1800).

[Ovviamente mi riferisco a quel lato dell’immobile le cui finestre si trovano di fronte alla piccola uliveta/frutteto (per le altre, che si trovano dal lato opposto, la situazione, data la distanza, è relativamente migliore, anche se non di certo idilliaca) (cfr la citata sottopagina)].

Ed a seguito di questo spostamento nel tempo:

  • niente movimento dei numerosi mezzi (movimento potenzialmente presente, nella realtà, a qualsiasi ora compresa fra le 6 di mattina e le 10 di sera) e niente di tutto quanto ne consegue;
  • niente “odori” (di carcasse di animali?) provenienti dai loro allevamenti allorquando il vento “tira” da sud-est;
  • niente privilegi derivanti dal degrado ambientale-igienico-sanitario.

Per farla breve una vita impossibile!

Con questo silenzio “assordante” accade, per esempio (pensate un po’), che i nostri nipotini dormono (nel sogno siamo ancora nel periodo estivo e quindi le scuole sono chiuse) fino alle 9 e, financo, le 10 di mattina.

Accade, per esempio, che possiamo rilassarci nel nostro giardino nel massimo silenzio e/o fare cena all’aperto senza essere gratificati dal rumore di qualche mezzo e dai conseguenti “odori”.

Una situazione troppo consueta, troppo banale, troppo noisa!

Vuoi mettere una circostanza in cui i tuoi nipotini si trovano a vivere costantemente nel fastidio piacere di essere svegliati la mattina presto da qualche mezzo sicuramente rumoroso, peraltro con l’ulteriore gratificazione della aleatorietà, vale a dire senza sapere nè l’ora esatta (le 6, le 7, le 8?) nè il mezzo (ruspa, trattore, motorella turbo, ecc.)?

Vuoi mettere una situazione in cui vivi i tuoi momenti di relax in giardino nel rumore, nella polvere e negli “odori” dei mezzi  anziché nella monotonia del silenzio e della tranquillità?

Vuoi mettere avere addosso alla tua rete di recinzione una bella siepe assolutamente “spontanea” anziché una siepe troppo curata sia sotto il profilo estetico, sia sotto quello igienico-sanitario?

Mi accorgo di aver “debordato” dalla descrizione del sogno alla esposizione delle mie opinioni, peraltro già note a chi ha avuto modo di leggersi i post di questo blog.

Rientro subito nel sogno.

Ad un certo punto, volgendo gli occhi al cielo, vedo, sopra una nuvola, delle costruzioni (?) nel contempo austere ed aggraziate. “Sono” – mi sussurra qualcuno con un filo di voce -“i palazzi delle istituzioni preposte alla gestione della cosa pubblica. Vivono in alto perché così possono controllare tutto il territorio”. E tramite i loro uomini (il consiglio dei saggi, persone di elevato profilo morale) sono impegnate a rendere la vita dei singoli residenti la migliore possibile, nel pieno rispetto della legge e fatti salvi obbligatoriamente i diritti degli altri. Per quello che mi e’ dato di capire riescono ad amministrare con grande imparzialità, equità e lungimiranza. Cosicché tutti i residenti vivono felici e contenti.

Questo sogno ha preso decisamente il “verso” di una favola. Che barba!

Fortuna che di lì a poco il sogno finisce.

“Meno male che era solo un sogno!” dico a me stesso facendo un grande sospiro di sollievo al momento del risveglio.

“Peccato” – proseguo sempre parlando a me stesso – “che siamo entrati nell’autunno per cui, tenendo sovente le finestre chiuse, non possiamo fruire appieno dei privilegi del nostro far west.

 

APPELLO PER SIENA: ANCORA SULLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL SISTEMA BANCARIO

Di questo argomento mi sono occupato nei post del 13 novembre 2016 e del 31 gennaio 2017. La mia attenzione originaria era derivata dal fatto che, all’inizio, si parlava della costituzione di una Commissione d’inchiesta sul dissesto finanziario del Monte dei Paschi di Siena, divenuta poi Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario (riguardante quindi anche, ma non solo, il Monte dei Paschi) (cfr i due post sopra citati). Ed in merito a tale “metamorfosi” ebbi modo di dichiarare testualmente: “….rimango favorevole alla costituzione della più volte citata commissione di inchiesta “onnicomprensiva” pure se con qualche preoccupazione in più. Preoccupazione che cercherò di “fugare”, nel mio piccolo, seguendo i relativi lavori se e quando verranno resi disponibili, ed, anche, dandone contezza ai miei quattro followers”.

Bene. Secondo me è arrivato il momento di verificare se questa mia dichiarazione rimane valida o se, invece, sono sopravvenuti elementi che ne impongono una revisione più o meno “pesante”.

Per meglio dire, in questo breve post intendo indagare sulle reali possibilità, per tale Commissione, di addivenire a risultati obiettivi, affidabili, adeguatamente approfonditi ed esaustivi.

Vediamo, innanzitutto, lo “stato dell’arte” ad oggi. L’approvazione definitiva, da parte della Camera dei Deputati, della legge istitutiva della citata commissione parlamentare, è avvenuta il 21 giugno 2017. Il Presidente della Repubblica l’ha firmata Il 12 luglio ed è entrata in vigore il 28 luglio. Entro una settimana da tale data i partiti politici avrebbero dovuto provvedere alla nomina dei 40 componenti (20 deputati e 20 senatori; i singoli commissari sono nominati dai Presidenti delle due Camere su indicazione dei gruppi parlamentari) ripartiti in base alla consistenza parlamentare dei medesimi.

Al momento in cui scrivo questo post (12 settembre) la citata commissione non ha ancora visto la luce. La causa, per quanto riportato nella stampa, sta nel fatto che i tre gruppi di maggioranza (PD, Alternativa Popolare, MPA) non hanno ancora comunicato ai presidenti delle due camere (Laura Boldrini e Pietro Grasso) i nominativi di loro spettanza.

Teniamo anche presente che, una volta effettuate le nomine, i presidenti delle due Camere avranno 10 giorni di tempo per convocare la prima seduta nella quale dovrebbero essere eletti due vicepresidenti e due segretari. Quindi si provvederà ad eleggere il presidente.

Altro elemento tutt’altro che marginale, per gli scopi di queste brevi note, è la fine dei lavori della Commissione. La legge dice che “La Commissione conclude i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione e comunque entro la fine della legislatura“. Ora, poiché la legislatura finirà, al più tardi, a febbraio 2018, salta il limite di un anno.

Ulteriori importanti indicazioni (sempre per i suddetti scopi) le ricaveremo allorquando sapremo i criteri di nomina del Presidente dato che, su questo versante, è prassi relativamente consolidata che la presidenza delle Commissioni parlamentari venga attribuita alle opposizioni. Peraltro, la norma stabilisce che verrà eletto chi otterrà, al primo scrutinio, il 50% dei voti più uno e che, altrimenti, si procederà al ballottaggio tra i primi due. Quindi la maggioranza, volendo, dovrebbe essere in grado di “imporre” un presidente della sua area. Ma una scelta di questo tipo, a mio avviso, potrebbe indurre a sospettare la volontà recondita di indirizzare i lavori, per quanto possibile, nell’interesse della maggioranza, interesse che non è detto debba coincidere con quello generale del paese.

E senza contare che, sempre alla fine dei lavori della commissione, è prevista una relazione (ma ce ne potrebbero essere anche più di una: una di maggioranza e una o più di opposizione) e una relazione intermedia a sei mesi sullo stato dei lavori.

 Tirando le somme mi sembra ragionevole dedurre che se questa commissione non diverrà operativa in tempi brevi e non avrà come presidente un commissario in qualche modo espressione della minoranza, ben poche saranno le possibilità di addivenire a dei risultati finali con i requisiti sopra indicati.

Ora, dato che tutto questo dovrà accadere, per forza di cose, in tempi relativamente brevi, prima di cambiare opinione voglio attendere il momento in cui la Commissione risulterà operativa, anche se non nascondo che, rispetto al momento in cui ho scritto i precedenti post, gli aspetti che inducono ad ipotizzare un risultato  “non all’altezza” sembrano essere molto più marcati ( c’è chi parla addirittura di presa in giro).

Come già detto questa Commissione, per quanto dichiarato nell’apposita legge, potrà operare al massimo fino al febbraio 2018. Peraltro c’è chi parla già di una sua prosecuzione nel Governo successivo. Io, al momento, non ho le conoscenze tecniche per dire se questa ipotesi sia o meno praticabile. In caso affermativo occorrerà rivedere tutti i ragionamenti fin qui “elaborati” alla luce di questa possibilità.

UN INCONTRO PROFICUO

Giovedì 6 luglio incontro un amico.

Chi mi conosce dirà subito: data la tua scarsa memoria come fai a ricordarti con esattezza il giorno senza averne preso nota quel giorno stesso o, al massimo, pochi giorni dopo?

E chi mi conosce, sa anche che, da tantissimo tempo, uso sopperire a questo “difetto” tramite alcune “periferiche” (di tipo cartaceo e di tipo elettronico)  che, praticamente, costituiscono un ampliamento robusto della mia memoria. Una memoria in un certo qual modo strana: si va da situazioni soddisfacenti quando si tratta di ricordare/sviluppare formule matematiche, a situazioni deludenti quando si tratta di ricordare date, parole esatte di un paragrafo e simili.

In questo caso, però, non sono state le mie “periferiche” a ricordarmi la data esatta dell’evento. Giovedì 6 luglio è’ il giorno in cui ho avuto un fastidiosissimo, “fulminante” e, per certi versi, mortificante, disturbo intestinale. Una cosa mai accadutami prima. Una cosa che pensavo foriera di qualche malattia particolare ma che, per fortuna, è derivata da una serie irripetibile di concause. Episodio indimenticabile che invece sarebbe da dimenticare.

Ma questo è un altro discorso. Torniamo a bomba.

Quindi, dicevo, il 6 luglio  incontro un amico. Non un amico di grandi frequentazioni ma uno di quelli con cui ti imbatti soltanto casualmente e sporadicamente. Uno di quelli con cui scambio volentieri due parole, visto il rispetto reciproco e, ancora di più, la marcata similitudine dei nostri “percorsi” sul versante politico. Percorsi che, a seguito di come sono andate le cose nel mondo, in Italia e nei nostri specifici itinerari di vita, hanno determinato in ambedue delusioni tali da indurci a rivisitare e rimuovere in buona parte  i nostri ideali. Tutto questo assume per me (nei suoi confronti, ma sono convinto anche per lui nei miei confronti) particolare valenza in quanto per niente determinato da qualsivoglia interesse personale.

Ambedue andiamo di fretta. Di conseguenza la conversazione è più “stringata” del solito. Non parliamo di politica (come sovente accade) ma di altre cose riguardanti, diciamo, il trascorrere del tempo:

Ed è in tale “filone” che questo amico, pure se con estrema delicatezza, mi rivela che alcuni suoi conoscenti che “visitano” saltuariamente questo blog, nel leggere i miei ultimi post, hanno paventato l’ipotesi che io non abbia più la lucidità mentale originaria. Parlando fuori dai denti, che nella mia mente comincino ad insinuarsi i prodromi dei cosiddetti disturbi mentali degli anziani. Una opinione derivata, dicono loro, dalla durezza e dall’insistenza nel trattare le questioni riguardanti il “detrattore occulto” (cosa io intendo per detrattore occulto si ricava dai post del 28 dicembre 2014, del 10 marzo 2015 e del 16 aprile 2015).

Voglio innanzitutto tranquillizzare questo amico. Se è certamente vero che, con il passare degli anni, molti miei difetti/carenze sono peggiorati (la vista, l’udito, la stessa memoria, ecc.), posso garantirgli che, per il momento, la mia lucidità mentale non ha subito ridimensionamenti. E le “modalità operative” con cui oggi intendo perseguire gli obiettivi a suo tempo delineati sono identiche a quelle di ieri

Questa risposta mi torna utile anche per, come dire, tagliare l’erba sotto i piedi al detrattore occulto che, magari, in difficoltà nel proseguire con le denigrazioni fin qui adottate, potrebbe continuare nella sua “attività” puntando, appunto, sulla demenza senile. Una sorta di ultima spiaggia. Confesso che ho addirittura pensato che potrebbe essere stato lo stesso detrattore a far veicolare questa ipotesi. Ed a volte mi domando quali guai avrebbe potuto procurarmi, data la sua enorme “potenza di fuoco”, se, anziché una vita relativamente tranquilla (considerate che il mio unico “vizio” consiste nel fare, qualche volta, colazione al bar) avessi avuto un modo di vivere “borderline”!

E voglio anche ringraziare molto questo amico che mi ha consentito di far emergere tale situazione sul nascere e non a distanza di mesi o di anni. Ciò mi permetterà di demolirla con relativa facilità.

Due parole, infine, sui “visitatori” di questo blog. Potrebbe essere che i miei “quattro” followers siano un po’ aumentati. Ed io, con lo scopo di aumentarli ulteriormente, voglio di nuovo ricordare loro il mio intendimento di non svelare mai l’identità delle persone cui faccio riferimento. E ciò (post del 2 settembre 2016),

“non certo per mantenermi misterioso e/o poco trasparente (come già detto, questo blog è stato pensato e costruito in un’ottica di assoluta trasparenza e tale desidero mantenerlo). E’ solo che non intendo “coinvolgere” in alcun modo qualsivoglia persona se non palesemente autorizzato a farlo dalla persona medesima. Per meglio dire non ho alcuna intenzione di “mettere in vetrina” chi non lo desidera e non me ne dà esplicito consenso.”

UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO: PRECISAZIONI SU QUANTO DETTO NEL POST PRECEDENTE

Leggerezza. Questa è l’accusa, ovviamente implicita, rivoltami garbatamente su quanto ho avuto modo di dire, nel precedente post (06.05.2016),  riguardo alla “questione confinanti”. In altri termini mi si accusa, se ho ben capito, di usare le parole con, appunto, leggerezza, vale a dire senza soppesarne con la dovuta attenzione e serietà il significato. Nello specifico la critica riguarda il sintagma “”venature” criminogene” (a ben vedere simile a quello a suo tempo sottoposto nuovamente a critica: “cultura tipicamente criminale mafiosa” – cfr post del 18.08.2016). Quindi, andando avanti nel ragionamento, io, ancora una volta, avrei valutato la situazione in maniera abnorme utilizzando un linguaggio inadeguato per eccesso.

Dovrò quindi, per forza di cose, dilungarmi sulla questione con lo scopo di dimostrare che il mio utilizzo della parola “criminogene” è del tutto appropriato.

Ma prima di introdurmi nelle relative argomentazioni due brevi annotazioni:

  • innanzitutto ringrazio molto chi ha voluto comunicarmi, pure a suo modo, questa sua critica; come detto altre volte, le critiche divengono per me motivo di attenta rivisitazione del mio pensiero, esercizio di grande utilità per consentirmi di mantenere il cammino sulla “buona strada”;
  • informo nuovamente tutti coloro che intendono espormi qualsivoglia opinione su qualsivoglia argomento da me trattato, che è mia intenzione, in questa sede, rifuggire dall’indicare nomi e cognomi (in altri termini non intendo, nel modo più assoluto, “mettere in vetrina” chi non me ne dà esplicita autorizzazione); questo anche per tentare di sostituire il più possibile considerazioni implicite con quelle esplicite, se non altro perché, come sanno coloro che mi conoscono, la mia perspicacia è tutt’altro che elevata.

Per avvalorare/certificare le valutazioni conclusive riportate in chiusura di questo post mi sembra del tutto calzante e, in prima battuta, sufficiente, raccontarvi un aneddoto (uno dei tanti) di qualche giorno fa, più esattamente di giovedì 11 maggio.

Generalmente la mattina mi sveglio fra le otto e le nove. Questa volta, invece, sono in piedi un po’ prima delle sette. Io e mia moglie abbiamo la camera con le finestre che si affacciano dal lato opposto a quello che fronteggia la famosa strada “incriminata”, vale a dire quella strada fatta costruire abusivamente pressoché a ridosso dell’altro lato dell’immobile dove, fra l’altro, si trova la camera dei miei nipotini. Per qualche necessità che ora non ricordo, apro la porta che dà nel corridoio dove si trova anche, ma no solo, la citata camera e sento il rumore assordante di quel mezzo che a suo tempo ebbi modo di definire motorella con sciabordio turbo (vedi post del 22 ottobre 2014), vale a dire una motorella particolarmente rumorosa che, perfino a finestre chiuse, entra nelle orecchie anche a chi ha il sonno particolarmente profondo; una motorella che, credo, oltre ad essere abbastanza vecchia è anche difficile reperire in commercio. Se lo sento io, che sono nel corridoio – dico a me stesso – figuriamoci chi ha le finestre proprio a ridosso di quella strada! E, ovviamente, questo rumore ha svegliato i miei nipotini. Male di poco, si dirà, dato che di lì a poco sarebbero stati svegliati dai suoi genitori per andare a scuola. A parte il fatto che rimane comunque una “violenza”, provate a moltiplicare questo evento per un numero abbastanza elevato, magari quando le scuole sono chiuse. Aggiungete poi le volte, sempre non poche, in cui  decidiamo di pranzare o cenare fuori (nel nostro giardino) o, comunque siamo in giardino per qualche momento di relax. Considerate inoltre che questi signori sono in grado di “rilevare” in qualsiasi momento dove ci troviamo. Per cui, “volendo”, sono in grado di “colpirci” nei momenti più “convenienti” (quando ci troviamo a riposare, quando siamo nel giardino per un po’ di relax, per pranzare, per cenare, ecc.). Discorso pressoché analogo per le nuvole di polvere che, specie nel periodo primavera-estate riverberano nell’area di nostra proprietà (la strada che hanno fatto costruire è grande ma “sterrata”).

Ma torniamo all’argomento oggetto di questo post e, quindi, alla parola “incriminata” (criminogene, mi si passi il “bisticcio”).

Credo che la soluzione migliore sia quella di fare riferimenti storici, pure se in maniera necessariamente telegrafica, tenendo conto che l’obiettivo consiste nel dimostrare che, a partire dalla fine 2003/inizio 2004, nel contesto in cui mi trovo a vivere sono state introdotte “venature criminogene non proprio banali”.

Cominciamo

Per non appesantire in maniera eccessiva questo post, rimando al contenuto della pagina “una oscura questione di vicinato”, sottopagina “la storia”, dal settimo capoverso (compreso) in poi.

Come già detto, da tale strada passano molti mezzi particolarmente rumorosi che, oltretutto, ancora come già detto, nel periodo primavera-estate provocano anche un non marginale inquinamento atmosferico (sollevamento polvere oltre a quello “consueto” derivante dai tubi di scarico dei mezzi).

Quindi, ricapitolando in estrema sintesi, dei signori acquistano dei terreni agricoli, fanno costruire una strada abusiva (peraltro modificando progressivamente anche il tracciato originario  della stradina di campagna evidenziato nelle mappe, mediante l’uso di una grossa ruspa, anche questa oltremodo rumorosa), che conduce ad una casa, anch’essa abusiva, strada che fanno passare pressoché a ridosso della parte della nostra proprietà dove, peraltro, si trovano anche le camere dei bambini.

Ma andiamo oltre

Provate a pensare alle possibilità di molestia insite in questo “nuovo” contesto. In qualsiasi momento di qualsiasi giorno dell’anno, questi signori sono nelle condizioni “operative” di poterci procurare enormi fastidi (per non dire di peggio). Basta che, per esempio, decidano, con qualche mezzo particolarmente rumoroso (e ne hanno svariati a disposizione!) di fare qualche “giratina” nella strada “incriminata” quando dormiamo, quando riposiamo, quando ci troviamo nel giardino, ecc,.

Quanto sopra è a mio avviso più che sufficiente a dimostrare l’appropriatezza del citato sintagma.

Comunque, per convincere anche i più scettici ho deciso di pubblicare quattro ulteriori post (intendo suddividerli per non appesantirli più di tanto), ognuno dei quali svilupperà in maniera adeguata a capirne il senso, le seguenti storie:

  • quella relativa allo spostamento della strada “incriminata”; come accennato nella pagina “Una oscura questione di vicinato” sottopagina “La storia”, questi signori confinanti decisero di spostare tale strada determinando di fatto un forte alleggerimento dei grossi disturbi, ma che, a seguito di certi eventi, ripristinarono, riportando la situazione come e peggio di prima (in questo post descriverò dettagliatamente i fatti e le mie opinioni; peraltro alcune sintetiche informazioni sono già contenute nella citata sottopagina dal settimo capoverso in poi).
  • quella riguardante la defatigante trattativa, alla fine “abortita”, per l’acquisto di quel piccolo appezzamento di terreno su cui “insiste” la strada incriminata; il buon esito di questa trattativa avrebbe risolto alla radice tutti i problemi; anche su tale argomento, che non è mai stato affrontato prima in questo blog, oltre che descrivere i fatti in maniera esaustiva, esporrò alcune mie opinioni che, a mio avviso, dimostrano, ancora una volta, l’incomprensibilità di certi atteggiamenti;
  • .quella relativa alla “trasformazione” della piccola e sana oliveta in  piccolo frutteto (si fa per dire) che, per quello che sto osservando in questi giorni, a me sembra, stanno trasformando progressivamente (ovviamente nella parte più a ridosso del nostro immobile) in un’area destinata al rimessaggio/manutenzione a cielo aperto, al parcheggio di mezzi, al  deposito di oggetti da  discarica, sempre a cielo aperto, con notevole ulteriore decadimento della “vivibilità” (rumori, cattivi odori, degrado  paesaggistico, degrado della componente igienico-sanitaria, ecc., ecc.,ecc.); da considerare che questi signori hanno la possibilità di spostare tali “funzioni” in svariate parti della loro proprietà senza alcun aggravio di costi, intesi in senso lato; da qui l’ipotesi che la scelta di “esercitarle” pressoché a ridosso delle nostre finestre sia una scelta derivata dal solo scopo di danneggiarci ulteriormente;
  • quella relativa al cancello di tale strada che, da “filo strada” (rispetto alla strada principale) hanno spostato proprio di fronte alla finestra di una camera, determinando ulteriori fastidi.

BLOGGER MIO MALGRADO

Se qualcuno mi avesse chiesto, anche pochi anni fa, di cosa avrei desiderato occuparmi in questa ultima parte della mia vita, avrei risposto elencando una serie di attività (in parte riportate nelle pagine/sottopagine introduttive), attività che ritengo del tutto inutile proporre in questa sede. Ma sicuramente non avrei fatto alcun riferimento a quella (se di attività si può parlare) di blogger (aggiungo, per amore di verità, l’aggettivo dilettante). Mai e poi mai avrei pensato di dedicare una parte, anche minima, del mio tempo a scrivere miei post (articoli) per il mio blog.

Poi le cose sono andate diversamente ed eccomi qui ( per i motivi che mi hanno spinto a questa scelta rimando, ancora, alle pagine/sottopagine introduttive, in particolare la pagina intitolata “Perché questo blog”).

Un’attività che, pur mantenendosi sempre abbastanza “artigianale”, si è  affinata/modificata nel tempo a seguito, diciamo, di una sorta di feedback fra me ed i miei quattro followers instauratosi a volte (raramente) in maniera esplicita a volte (ben più frequentemente) in maniera implicita.

Un’attività mantenutasi peraltro abbastanza sporadica.

Comunque sia, come già detto in altri post, mi sto sempre più rendendo conto che per impegni del genere occorre, per svariati motivi facilmente intuibili, una robusta assiduità. E’ come il prato di un giardino: se non lo curi adeguatamente (tagliare l’erba, innaffiare, concimare, arieggiare, integrare, “medicare”, ecc.) il tuo prato prima o poi si riempirà di erbe infestanti che, piano piano, sovrasteranno l’erba vera e propria fino a stravolgerne completamente l’aspetto originario. E cosi per un blog: se non  lo “curi” in maniera adeguata le “erbe infestanti” si insinueranno progressivamente fino a stravolgere l’impostazione originaria.

E siccome credo che delle problematiche oggetto di questo blog mi dovrò occupare per molto tempo ancora, conviene che proceda con adeguato rigore.

Ora, qualcuno dirà, dovrebbe risultare oltremodo facile, per un pensionato quale io sono, ridisegnane l’utilizzo del proprio tempo.

Non è proprio così. Una volta impostato un certo “modo di vivere”, al momento in cui questo si “cristallizza”, non è del tutto immediato introdurre dei mutamenti, forse anche perché tu stesso, in quanto pensionato, parti dal presupposto che il tempo a disposizione non ti manchi mai.

Credo comunque di poter dire che i vari tentativi di riorganizzare il mio tempo stanno cominciando a dare i loro frutti e che, quindi, ritengo di poter rendere fin da ora ben meno sporadica la mia attività sul web.

Nei post che seguiranno, spero in tempi ben più brevi, mi occuperò, non necessariamente nello stesso ordine sotto riportato, dei seguenti argomenti:

  • le società partecipate/controllate dal Comune di Siena. Dopo una pausa certamente troppo lunga (che, peraltro, mi permetterà di meglio conseguire l’obiettivo prefissato, visti i successivi e significativi interventi normativi/operativi introdotti dalla data dell’ultimo post sull’argomento ad oggi) riprenderò le fila del discorso entrando nella specifica realtà senese anche alla luce delle eventuali azioni adottate dal Comune su questo versante. Proprio a seguito del mio significativo ritardo potrò anche testare con maggiore efficacia se e in quale misura il Comune ha imboccato la strada della trasparenza (rimango ancora convinto che molti dei mali che affliggono la nostra società possono essere curati con qualche successo in più proprio mediante la “terapia” della trasparenza; un giorno cercherò di spiegare in maniera dettagliata questa mia opinione).
  • la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario italiano. In tale post specificherò anche, ma non solo, i motivi che mi hanno indotto a questo ulteriore intervento sull’argomento in modo da poter consentire di valutare la relativa necessità e, per chi lo desideri, esplicitarmi le sue opinioni, magari in questo stesso blog.
  • lo “stato dell’arte” riguardo alla categoria “Una oscura questione di vicinato” sia con riferimento alla questione “confinanti”, sia con riferimento alla questione “detrattore occulto”. Per la prima questione (confinanti), l’altro giorno ho voluto ridare un’occhiata alla copiosa documentazione di cui dispongo e a me sembra che, da fine 2003 – primi mesi del 2004 in poi, in questo tranquillo e gradevole contesto tipico delle campagne senesi siano state inserite “venature” criminogene non proprio banali (per l’aggettivo criminogeno faccio riferimento al significato evidenziato nella maggior parte dei moderni vocabolari: che produce, favorisce, incoraggia le attività criminali) senza che nessuno abbia fatto granché per porvi rimedio ( sono passati quasi quindici anni! ). Per la verità devo dire che, con la costituzione di questo blog, le cose sono migliorate, anche se siamo ancora lontani da una situazione di vivibilità quantomeno sufficiente. Una opinione (e sottolineo opinione) pesante, anche se non è la prima volta che mi viene alla mente. E proprio per questo ho deciso di rileggermi con più attenzione detto materiale al fine di avvalorare o rigettare tale opinione di prima linea con, come si dice, cognizione di causa. Un compito che svolgerò, appunto, dopo aver riletto il materiale. A questa titubanza si contrappone peraltro una certezza. La certezza che io non smetterò di occuparmi della questione (ovviamente nei modi e nei termini che la legge consente) fintanto che non vedrò ristabilita, nel contesto dove mi trovo a vivere, una situazione  di normalità sotto il profilo della legalità, delle condizioni igienico-sanitarie, dei diritti inalienabili delle persone, della tranquillità, del decoro. In altri termini un contesto di normale vivibilità. E continuerò a farlo con serenità e pacatezza in modo da evitare ripercussioni negative sullo stato di vita delle persone che mi sono vicine, in particolare i bambini. Anche riguardo alla seconda questione (detrattore occulto) predisporrò uno specifico post dove indicherò i passi avanti compiuti e le ulteriori iniziative che intendo intraprendere.

 

APPELLO PER SIENA: IN MERITO ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL SISTEMA BANCARIO ITALIANO

Mi corre l’obbligo di riprendere il discorso sull’argomento affrontato nella parte conclusiva del precedente post (13 novembre 2016),  dove dichiaravo esplicitamente di essere favorevole alla costituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare sul dissesto finanziario del Monte dei Paschi di Siena.

Mi corre l’obbligo a seguito dei significativi cambiamenti che, su tale problematica, sono in via di definizione a livello parlamentare.

Ora non si parla più del solo Monte dei  Paschi   di Siena (nonché di alcune altre singole banche)  ma  dell’intero sistema bancario [“Istituzione di una commissione parlamentare (bicamerale, n.d.r.) di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori”].

Vediamo la questione in maniera leggermente più analitica. Il 10 gennaio il Senato ha dato il via libera alla procedura d’urgenza di 13 disegni di legge con i quali si chiede l’istituzione di commissioni d’inchiesta per 8 banche: oltre al Monte dei Paschi, Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio di Chieti, Banca popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Desio. 

Parimenti, il Presidente della Commissione Finanze ha informato che, entro il 31 dicembre, il Senato inizierà l’esame di questi disegni di legge e che, inoltre, intende presentare un ddl  che vuole essere un tentativo di costituire una sorta di “testo di sintesi”  dei  suddetti 13 ddl depositati in commissione. Questo dovrà essere approvato dalla Commissione entro il 10 febbraio; quindi passerà al vaglio del Senato e, successivamente, a quello della Camera. Dalla bozza del citato ddl si apprende, fra l’altro, che:

  • detta commissione concluderà i suoi lavori entro un anno dalla sua costituzione e sarà composta da venti senatori e venti deputati;
  • sono ammesse relazioni di minoranza.

Quindi, salvo sorprese dell’ultima ora, anziché 13 commissioni “specifiche” avremo una unica commissione d’inchiesta “generica” (vale a dire riguardante l’intero sistema bancario).

Ragioniamo ora sulle ipotetiche conseguenze di questo nuovo approccio. A parità di condizioni tale approccio dovrebbe condurre a miglioramenti del “prodotto finito” in virtù del fatto che un ampliamento del campo di osservazione dovrebbe consentire, sempre a parità di condizioni, di “fotografarlo” in maniera più nitida e dettagliata consentendo quindi di meglio percepire le singole peculiarità, le eventuali analogie, le eventuali interdipendenze e le eventuali diversità

Peraltro, come sovente accade, esiste anche il risvolto della medaglia: facendo l’ipotesi “maliziosa” che all’interno della Commissione siano presenti personaggi interessati a, usando un eufemismo, edulcorare quanto più possibile i risultati, questi avranno buon gioco per il semplice fatto che un’area di indagine molto più ampia rende certamente disponibile a tali personaggi un “campo operativo” ben più esteso e, quindi, maggiori opportunità di perseguire i loro obiettivi.

Per tutto quanto sopra esposto rimango favorevole alla costituzione della più volte citata commissione di inchiesta “onnicomprensiva” pure se con qualche preoccupazione in più. Preoccupazione che cercherò di “fugare”, nel mio piccolo, seguendo i relativi lavori se e quando verranno resi disponibili, ed, anche, dandone contezza ai miei quattro followers.

APPELLO PER SIENA: LE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE REGIONALE D’INCHIESTA SUL MONTE DEI PASCHI

Giovedì 22 Settembre dell’anno in corso, a Firenze, in apposita conferenza stampa, sono state presentate le due relazioni finali predisposte dalla Commissione d’inchiesta sulla “questione” Monte dei Paschi, costituita dal Consiglio Regionale della Toscana.

Le prerogative di questa Commissione sono indicate nel  verbale della seduta numero 3 dell’ 8 ottobre 2015:

La commissione nasce come inevitabile reazione del Consiglio Regionale in merito all’insieme di fatti conosciuti come “scandalo Monte dei Paschi”, in parte oggetto di procedimenti giudiziari e/o inchieste della magistratura, considerato il gravissimo impatto che tali avvenimenti comportano tuttora sul sistema economico, sociale e sanitario toscano.

La commissione tratterà di:

• Fondazione Monte dei Paschi di Siena;

• Banca Monte dei Paschi di Siena;

• I Rapporti con la Regione Toscana.

Perché due relazioni, mi sono domandato, all’interno di una commissione? Forse perché, ho subito tentato di rispondere a me stesso, esistevano divergenze significative fra i singoli membri della Commissione medesima.

La conferma di questa ipotesi è arrivata, inequivocabile, quando sono andato a leggere, nella relazione approvata dal Partito Democratico, il paragrafo dedicato alle note metodologiche (dove, al riguardo, si legge testualmente:

La relazione conclusiva del Partito Democratico si differenzia dalla relazione di minoranza da una diversa impostazione metodologica che, viste anche le numerose inchieste della magistratura in corso sulle vicende in oggetto, ha teso a distinguere la diversa attendibilità e peso delle fonti e delle opinioni virgolettate, pur senza far venir meno l’obiettivo di produrre un’opinione articolata, netta e documentata su quanto avvenuto)

ed, anche, nel sito MOVIMENTO5STELLETOSCANA, il post del 24 Ottobre 2016 intitolato “SCANDALO MPS: CONCLUSIONI COMMISSIONE D’INCHIESTA” (che, con riferimento alle relazioni finali, riporta, ancora testualmente:

Sono due relazioni entrambe votate a maggioranza; la nostra, M5S, Lega, SI, ha ottenuto l’astensione del PD che ci ha riconosciuto il valore del lavoro svolto e quella del PD è stata votata dal solo PD con astensione degli altri commissari. I punti di divisione sono:

  • responsabilità su vicenda Antonveneta e contesto del dissesto

  • groviglio armonioso, intrecci poteri forti più o meno occulti

  • peculiarità toscana del sistema partitico clientelare

  • continuità con il passato

  • conclusioni e proposte).

Allora, per farmi un’idea sufficientemente precisa o, per meglio dire, adeguatamente organica della questione (la “valanga” di informazioni diramate dai media, intesi in senso lato, non consente di “disegnare” un quadro retrospettivo fedele di questa complessa realtà),  ho deciso di:

  1. approfondire la lettura dei quotidiani di questo ultimo periodo;
  2. reperire e leggere i due suddetti documenti ed altri che eventualmente dovessi rintracciare e ritenere “meritevoli” di essere letti.

Riguardo al punto 2, anche se è mia intenzione, appunto, leggere tutte le pagine di tali documenti, per quanto intendo esporre in questo post ritengo sufficiente limitarmi alla lettura, per ambedue le relazioni, delle pagine introduttive (le prime 21 pagine della relazione M5S-Lega Nord-SI Toscana a sinistra; le prime 16 pagine della relazione PD), quelle dedicate alle conclusioni (dalla pagina 134 in poi per la  relazione M5S-Lega Nord-SI Toscana a sinistra; dalla pagina 89 in poi della relazione PD) ed, anche, i paragrafi dedicati ai crediti deteriorati. Vedrò, in seguito, a lettura completa ultimata, se sarà il caso o meno di pubblicare ulteriori post sulla questione.

Ma partiamo dall’inizio.

Con deliberazione dell’Ufficio di Presidenza della Regione Toscana del 30 luglio 2015 n.52, è stata costituita una Commissione d’inchiesta, composta da un consigliere per ciascun gruppo consiliare, denominata “In merito alla fondazione Monte dei Paschi di Siena e alla Banca Monte dei Paschi di Siena. I rapporti con la Regione Toscana.” Una Commissione composta, originariamente da 5 persone: Claudio Borghi (Lega Nord), Tommaso Fattori (SI-Toscana a sinistra), Giacomo Giannarelli (Movimento 5 stelle), Leonardo Marras (Partito democratico), Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia-AN). I commissari hanno poi eletto, al loro interno: il Presidente (Giacomo Giannarelli), il Vicepresidente (Leonardo Marras) e il Vicepresidente Segretario (Claudio Borghi). Con l’inizio del 2016 non risulta più componente di detta commissione il rappresentante di Fratelli d’Italia-AN.

Questa Commissione ha iniziato i lavori il 24 Settembre 2015 e li ha terminati il 28 luglio 2016. E, come già detto, alla fine dei lavori sono state presentate due relazioni finali.

Veniamo quindi, per ambedue le relazioni finali. alla parte introduttiva ed alle conclusioni.

In questa sede non ho però intenzione di fare un riassunto dei relativi contenuti. Anche perché chi è interessato può reperire con facilità i documenti più volte citati disponibili nel sito della Regione Toscana. E leggersi le pagine qui indicate occuperà al massimo due-tre ore di tempo. Tanto meno intendo procedere ad una comparazione analitica e serrata con lo scopo di addivenire ed una sorta di “voto finale”.

Qui mi interessa soltanto verificare se gli interrogativi, impliciti ed espliciti, rimasti in sospeso sono tali da giustificare l’attivazione, sempre con riferimento allo “scandalo Monte dei Paschi”, di una Commissione Parlamentare d’inchiesta, tenuto conto del fatto che una tale commissione ha poteri ben più “potenti” di una Commissione Regionale d’inchiesta (così recita, al riguardo, l’art. 82 della Costituzione:

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri componenti una Commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La Commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria)

e che il M5S ha di recente presentato, in Commissione Finanze del Senato, un disegno di Legge per l’istituzione, appunto, di una Commissione Parlamentare d’inchiesta.

Ambedue le conclusioni indicano chiaramente (molto di più quella del M5S) che non pochi sono gli interrogativi che non hanno avuto risposta. Interrogativi tutti di notevole (per non dire vitale) importanza e che potrebbero (e sottolineo potrebbero) trovare risposte adeguate da una Commissione Parlamentare.

Peraltro qualcuno dirà, e non a torto, che sulla questione MPS strumentalizzazioni ce ne sono state fin troppe. Da qui la logica deduzione che la scelta di istituire tale Commissione Parlamentare risulterebbe oltremodo dannosa per l’insieme delle variegate sfaccettature della nostra realtà sociale in quanto determinerebbe forti ripercussioni negative in termini di immagine, a seguito delle “veicolazioni” mediatiche facilmente ipotizzabili.

Da qui il dilemma o, per meglio dire, la difficoltà intrinseca: pure se anch’io provo dispiacere “quando sento un senese che dice di aver tolto il conto dalla Banca Monte dei Paschi” (cfr l’intervista di Gennaro Groppa al Sindaco di Siena Valentini sul Corriere di Siena di Sabato 24 Settembre 2016 a pag.4), mi trovo adesso ad interrogarmi sulla necessità di istituire la più volte citata Commissione Parlamentare.

Ma prima di iniziare le conclusioni di questo post una premessa per me indispensabile.

Pur senza voler minimizzare i molti elementi degenerativi che, come ben evidenziato nelle citate relazioni, hanno condotto a questo vero e proprio disastro (marcata ingerenza della politica nella gestione aziendale, criteri tutt’altro che professionali con cui si è provveduto ad individuare certe nomine apicali, metodi tutt’altro che professionali adottati nell’erogazione del credito, politica “suicida” in termini di acquisizioni, spericolate operazioni “finanziarie” impostate per occultare la reale situazione patrimoniale della banca, ecc., ecc., ecc.) io rimango convinto che, per un contesto territoriale che, peraltro, va ben al di là di quello riferibile alla “comunità senese”, il Monte dei Paschi è risultato essere un supporto di importanza tutt’altro che marginale che ha consentito a tale contesto di conseguire grandi risultati, sia in termini meramente economici, sia in termini qualità della vita ed, anche, di qualità della convivenza civile.

E per quanto or ora accennato, ho la presunzione di ritenere che molti, come me, considerano tutt’altro che facile, per un senese, rispondere serenamente al seguente interrogativo: è auspicabile, mettendo tutto sulla bilancia, che si addivenga alla costituzione della suddetta commissione?

E’ ragionevole ipotizzare che saranno in molti (singole persone e/o organismi di vario genere) a voler utilizzare i risultati di tale commissione con l’unico scopo di denigrare e ferire ulteriormente la Banca, la Fondazione, alcune istituzioni senesi, certe realtà politiche facilmente individuabili ed, anche, la città nel suo insieme.

Per chi, come me, è interessato esclusivamente, diciamo così, al bene comune, questo scenario sembrerebbe da evitare. Anche perché, potremmo aggiungere, spetta alla magistratura scoprire ulteriori eventuali responsabilità, penali e/o civili che siano.

Ma così facendo, mi sono detto,  si alimenterebbe il sospetto di voler nascondere altri e ben più “pesanti” aspetti negativi. E data la gravità dello “scandalo”, non ci si può permettere il lusso di mantenere in superficie “interventi di pulizia” che invece dovrebbero operare in buona profondità  in quanto volti ad eliminare storture ben radicate e veri e propri atteggiamenti contigui alla criminalità.

Alcuni capitoli di questa “storia”, che tanto danno ha arrecato alla nostra comunità, forse sono ancora da scrivere. Per questo qualsivoglia azione volta a sminuire, frenare, ridimensionare, impedire i tentativi di approfondire e rendere trasparenti gli aspetti ancora in ombra si risolverebbe, a mio avviso, in un vero e proprio boomerang per l’istituzione qui considerata e per l’intero territorio di appartenenza.

Siamo quindi arrivati alla mia opinione conclusiva: alla luce dei ragionamenti sopra descritti io ritengo la costituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta non soltanto opportuna ma necessaria.

Ed io credo, anche in questo caso, che sia possibile “neutralizzare”, in tutto o in parte, le ripercussioni negative sopra indicate, utilizzando, con grande ostinazione,  l'”arma” della trasparenza.

Questa è la mia modesta opinione, anche se ho l’ulteriore presunzione di credere che molti sono i senesi che la pensano come me.

UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO: LETTERA APERTA A MARIO

Sono passati quasi quattro mesi dall’ultimo post, relativo alla categoria Appello per Siena, ed addirittura quasi un anno dall’ultimo post afferente la categoria Una oscura questione di vicinato. Sicuramente troppi per le prerogative di un blog.

I motivi sono sostanzialmente due:

a) innanzitutto la mia precipua volontà, con solo riferimento alla categoria Una oscura questione di vicinato, di lasciar decantare il  tutto per un buon lasso di tempo  onde poter verificare se e in quale misura le cose sono cambiate a seguito della mia decisione di predisporre questo blog, nonché di osservare eventuali cambiamenti nei comportamenti di certi personaggi a seguito di un ipotizzabile (ma non reale) mio “allentamento della presa”;

b) il sopravvenire di una serie di necessità, necessità che, di fatto, mi hanno assorbito ben più tempo del previsto, provocando un ulteriore, questa volta indesiderato, allungamento dei “tempi di fermo” preventivati.

Ma l’obiettivo rimane ancora quello delineato (“….riorganizzare il mio tempo in modo tale da dedicarne, ‘istituzionalmente’, una quantità maggiore all’attività dei blog….” – cfr post dell’ 11 agosto 2015). Anche perché per ambedue le categorie i motivi di intervento sono tutt’altro che ridimensionati.

Forse ora è la volta buona.

Ma veniamo all’argomento.

Avrete già capito che qui, quando uso il nome Mario, intendo riferirmi ad una persona della quale non voglio svelarne l’identità. E questo non certo per mantenermi misterioso e/o poco trasparente (come già detto, questo blog è stato pensato e costruito in un’ottica di assoluta trasparenza e tale desidero mantenerlo). E’ solo che non intendo “coinvolgere” in alcun modo qualsivoglia persona se non palesemente autorizzato a farlo dalla persona medesima. Per meglio dire non ho alcuna intenzione di “mettere in vetrina” chi non lo desidera e non me ne dà esplicito consenso (io stesso me ne sarei ben guardato se non fossi arrivato a convincermi che questa era l’unica strada percorribile per conseguire gli obiettivi a suo tempo delineati),

Perché ho scelto il nome Mario? Nessuna motivazione particolare e/o di carattere negativo. E’ un nome abbastanza diffuso, senza diminutivi e che non si presta a “distorsioni” che possano destare ilarità. Credo quindi che tutti i Mario “veri” che si troveranno a leggere questo post potranno facilmente scusare questa mia “incursione”.

Nel caso specifico mi riferisco al personaggio di uno dei tre aneddoti accennati nel post del 14 aprile 2015. Personaggio che anche, ma non solo, per i suoi connotati professionali, ritengo doverlo considerare particolarmente affidabile, moralmente ineccepibile  e dotato di notevole obiettività ed equilibrio. Quello che, in sintesi, potremmo definire una “persona perbene”. Una persona che, inoltre, pur avendola incontrata una sola volta, mi ha consentito, più degli altri, di trarre le conclusioni a suo tempo indicate.

Ecco quindi la mia lettera aperta a “Mario”.

Caro Mario,

Come ho avuto modo di dire in precedenti post, grazie a questo “strumento” (blog) ho potuto conseguire obiettivi che non sono stato in grado di ottenere mediante l’utilizzo di metodi, diciamo, canonici. Ciò vale per ambedue le categorie qui prese in considerazione (Appello per Siena e Una oscura questione di vicinato). Con riferimento alla prima (Appello per Siena) lo “strumento” mi ha permesso di affrontare e sviluppare argomenti in assoluta libertà e, quindi, “veicolarli” con estrema facilità; riguardo alla seconda (Una oscura questione di vicinato) ho potuto, senza particolari problemi, evidenziare, per quanto di mia conoscenza, come stanno realmente le cose (quali i fatti, chi sono i “buoni”, chi sono i “cattivi”, ecc., ecc.).

Ora però, con riferimento alla seconda categoria, comincio a maturare la convinzione che questo approccio, certamente necessario, non risulti sufficiente nel caso in cui si intenda, come io intendo, andare fino in fondo. Da qui la mia decisione di affiancare allo “strumento blog” metodi “tradizionali”, anche se in maniera più incisiva di quanto fatto nel passato. In altri termini, ritengo indispensabile affiancare all’utilizzo del blog, opportune nuove azioni giudiziarie, dato che siamo ancora lontani tanto dall’aver recuperato una situazione di normalità con riferimento a quelli che, sempre in maniera eufemistica, ho definiti fastidi, quanto dall’aver dato adeguate risposte alle problematiche afferenti il detrattore occulto.

Nel primo caso penso di poter provvedere personalmente con il solo ausilio di “soggetti”, come dire, specializzati (questa volta spero vivamente che le “modalità operative” individuate siano tali da garantirmi di ottenere risultati adeguati). Comunque, su tale versante intendo, a breve, predisporre, con uno specifico post, una sorta di “resoconto estivo” di come sono andate le cose.

Nel secondo caso, però, ho bisogno del tuo aiuto. Chiarisco. Partiamo da quanto ho avuto modo di affermare, riguardo al detrattore occulto,  nel post del 14 aprile 2015:

“Come potete constatare, su questo fronte le cose sono più complesse di quelle afferenti i cosiddetti fastidi. Ma il web, come si sa, fa “miracoli” ed io confido, prima o poi, di raggiungere completamente l’obiettivo. Un conseguimento parziale sarebbe una “quasi sconfitta” in quanto consentirebbe al detrattore occulto di “farla franca”. Mi spiego meglio. Potrebbe accadere che se e quando riuscirò a rendere più trasparente la questione il nostro (o, meglio, il mio) detrattore occulto, proprio perché abituato a colpire senza “scoprirsi”, decida semplicemente di immergersi nuovamente nella sua melma torbida e maleodorante in modo da rendere impossibile la sua individuazione. Ecco, questo finale lo considero, appunto, una “quasi sconfitta”.

Bene (si fa per  dire), comincio a pensare che ci si stia indirizzando proprio verso una “quasi sconfitta”, La “pubblicizzazione” della “storia”, come accennato, ha certamente demolito buona parte del castello di stupidità/menzogne messo in piedi, appunto, dal detrattore occulto. Ma la demolizione è ancora ben al di là dall’essere completata. A questo punto mi occorrono ulteriori informazioni, anche minimali ma sufficienti a delineare ipotesi, quantomeno, sul “che cosa” (allo stato dell’arte le strade possibili, tutte peraltro incredibilmente stupide, sono ben poche).

Informazioni di cui, sono convinto, tu disponi.

Ora io, pur comprendendo i motivi della tua (eventuale) titubanza a rendere più esplicite le tue affermazioni, ho necessità, non più derogabile, di ottenere, appunto, informazioni aggiuntive. Informazioni che, forse, avrei ottenuto rivolgendoti adeguate domande al momento adatto? Se così è me ne dispiace. Ma, purtroppo, ognuno ha il suo carattere ed io, per certe questioni, sono veramente poco perspicace. Peraltro il tempo stringe perché, di questo passo, per arrivare al “bandolo della matassa”, se tanto mi dà tanto, dovrei campare oltre i cento anni (evento che ritengo assolutamente impossibile). Quindi, caro Mario, ti dico che è troppo comodo questo tuo atteggiamento.Te lo dico, ovviamente, nel caso in cui tu sia, come io continuo a credere, la persona con i connotati sopra delineati.

In termini “operativi” la procedura sarebbe questa:

  • tu dovresti comunicarmi, nella forma che ritieni più opportuna (anche anonima), informazioni, seppure minime ma necessarie per predisporre apposito esposto alle autorità giudiziarie competenti;
  • Io procederò a trasmettere tali informazioni a dette autorità giudiziarie, assieme a specifico esposto da me opportunamente sottoscritto;
  • quindi ne darò completa e veritiera informazione su questo blog non prima, ovviamente, di aver consultato la persona esperta di normativa riguardante la divulgazione di notizie/informazioni/opinioni tramite blog;
  • come pure renderò noti, sempre tramite questo blog, gli aggiornamenti sulla questione che via via emergeranno.

Nel caso di una tua ulteriore “latitanza” non potrò fare altro che toglierti, per cosi dire, dalla “casella” delle persone perbene ed inserirti in quella dei “veicolatori qualificati del detrattore occulto” (cfr post del 28 dicembre 2014 penultimo capoverso). Scegli tu. Francamente, il sospetto che tu, per qualche motivo che al momento non conosco, preferisca mantenere le cose in questo ambiguo e indefinito binario, mi sovviene alla mente, anche se mi rifiuto di credere che tu, come il detrattore occulto, ami “viaggiare sotto traccia”.

Spero quindi che tu decida di esaudire questa mia richiesta, se non altro per “amore di verità”. Spero anche che tu riesca a capire quanto mi costa addentrarmi in questa strada dove, peraltro, la stupidità regna regina e che, oltretutto, ha per me dei risvolti economici tutt’altro che positivi.

APPELLO PER SIENA: LE SOCIETA’ PARTECIPATE/CONTROLLATE DAL COMUNE DI SIENA – 3

Questo è it terzo post sull’argomento ” società a partecipazione pubblica ” ed il secondo nonché ultimo in cui tratterò i relativi aspetti normativi. Quindi dal prossimo post (riferito, ovviamente, a questo stesso argomento)  “scenderò” ad analizzare la realtà senese o, meglio, le società partecipate/controllate dall’Amministrazione comunale di Siena. Come già detto, i “visitatori” ( e i miei quattro followers) che non intendano approfondire più di tanto la problematica possono decidere di “saltare” anche questo e “ripartire” dal  successivo (quarto post sull’ argomento).

Proseguiamo quindi nell’analisi (ancora tutt’altro che esaustiva) degli articoli del più volte citato Testo Unico.

Con l’art.12 viene stabilito che gli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate  sono soggetti alle stesse azioni di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali, mentre  il controllo giudiziario sull’amministrazione di tali società è contemplato nell’art.13 (“ciascuna amministrazione pubblica socia, indipendentemente dall’entità della partecipazione di cui è titolare, è legittimata a presentare denunzia di gravi irregolarità al tribunale”).

Eventuali crisi aziendali di società a controllo pubblico sono disciplinate dall’ art.14  che, fra l’altro, detta specifiche procedure per prevenirne l’aggravamento, per correggerne gli effetti ed eliminarne le cause.

L’art.15 attribuisce al Ministero dell’economia e delle finanze la competenza in materia di controllo e monitoraggio sull’attuazione del decreto nonché in materia di trasparenza e separazione contabile. E’ sempre con tale articolo che viene attribuito al suddetto Ministero l’obbligo di detenere un apposito albo pubblico di tutte le società a partecipazione pubblica esistenti nonché di esercitare, “nei confronti di dette società, i poteri ispettivi già previsti dalla normativa vigente.”

L’art.16 introduce disposizioni analitiche e particolarmente stringenti nel caso in cui una società in controllo pubblico sia anche titolare di affidamenti diretti di contratti pubblici, coordinando peraltro la disciplina nazionale in materia con quella europea.

In presenza di società a partecipazione mista (pubblico-privata) sono introdotte specifiche disposizioni, presenti nell’art. 17, dove si legge, fra l’altro, che la quota di partecipazione del soggetto privato non può essere inferiore al trenta per cento. Disposizioni che riguardano i requisiti del socio privato, la durata della partecipazione privata, le modalità di designazione degli organi di vertice e il contenuto degli statuti.

La nuova normativa prevede la possibilità, sempre per le società a controllo pubblico, di quotazione nei mercato regolamentati. L’art.18 ne disciplina la procedura decisoria.

La disciplina del personale, intesa in senso lato, è regolamentata dall’art. 19 dove si apprende che, per questo specifico aspetto, si applicano le disposizioni del codice civile nonchè le le leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, salvo quanto previsto dal decreto stesso. Saranno le stesse società a controllo pubblico a stabilire, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale, provvedimenti che dovranno essere pubblicati sul sito istituzionale della società. Mentre saranno le amministrazioni pubbliche socie a fissare, con propri provvedimenti, gli obiettivi sulle spese di funzionamento, comprese quelle per il personale, delle società controllate. E le suddette società a controllo pubblico dovranno garantire il concreto perseguimento degli obiettivi. Viene altresi stabilito uno specifico meccanismo di gestione dei processi di mobilità del personale.

L’art.20 si occupa di tutta la problematica riguardante la razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche (ad esclusione di quanto disposto dal successivo art.25 in materia di alienazione di tali partecipazioni). In particolare tale articolo prevede un meccanismo di verifica e monitoraggio periodico delle società partecipate, sia direttamente che indirettamente, anche “mediante la predisposizione di un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione”. Piani di razionalizzazione devono comunque essere adottati nei seguenti casi:

  • partecipazioni societarie che non rientrino in alcuna delle categorie di cui all’art.4;
  • partecipazioni in società prive di dipendenti o con un numero di amministratori superiori a quello dei dipendenti;
  • partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate;
  • partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore ad un milione di euro;
  • partecipazioni in società diverse da quelle costituite per la gestione di un servizio di interesse generale che abbiano prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque  esercizi precedenti;
  • necessità di contenimento dei costi di funzionamento;
  • necessità di aggregazione di società aventi ad oggetto le attività consentite dall’articolo 4

 Gli atti di scioglimento delle società o di alienazione delle partecipazioni “sono disciplinati, salvo quanto diversamente disposto nel presente decreto, dalle disposizioni del codice civile e sono compiuti anche in deroga alla previsione normativa originaria riguardante la costituzione della società o l’acquisto della partecipazione.” Per la mancata adozione degli atti richiesti da questo articolo viene infine introdotto uno specifico meccanismo sanzionatorio.

L’art.21 disciplina in particolare i casi di un eventuale risultato di esercizio negativo delle società partecipate per il quale le amministrazioni partecipanti devono ottemperare a ben definiti obblighi di accantonamento nonchè, in certi casi, alla riduzione dei compensi degli amministratori e finanche alla revoca dei medesimi.

Gli artt. 22 23 recano disposizioni, rispettivamente, in materia di trasparenza e di regolamentazione delle controversie.

L’art.24 prevede espressamente  l’applicazione delle disposizioni del decreto tanto alle Regioni a statuto speciale quanto alle Province autonome.

L’art.25 definisce tempi e metodi per effettuare una ricognizione di tutte le partecipazioni possedute alla medesima data di entrata in vigore del decreto, in modo tale da individuare quelle che devono essere alienate.

Disposizioni transitorie in materia di personale delle società a controllo pubblico sono contenute nell’ art.26 dove si prevede, fra l’altro, che dette società attuino una ricognizione del personale in servizio con lo scopo di individuare eventuali eccedenze. Viene disposto altresì che l’elenco del personale eccedente venga trasmesso al Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio e che sia quest’ultimo a formare e gestire l’elenco dei lavoratori dichiarati eccedenti.

Tutte le altre disposizioni transitorie sono raggruppate nell’art. 27. Qui mi limito a riportare il contenuto del primo comma: “Le società a controllo pubblico già costituite all’atto dell’entrata in vigore del presente decreto adeguano i propri statuti alle disposizioni del presente decreto entro il 31 dicembre 2016”.

Nell’ art.28 sono elencate le modifiche necessarie per coordinare il contenuto del decreto con la normativa vigente.

Le abrogazioni di disposizioni vigenti in materia di società a controllo pubblico, infine, vengono riportate nell’ art.29.

continua 

APPELLO PER SIENA: LE SOCIETA’ PARTECIPATE/CONTROLLATE DAL COMUNE DI SIENA – 2

Nel post del 22 novembre 2015 (stesso argomento) ho affrontato, pure se in modo del tutto superficiale, gli aspetti quantitativi del “fenomeno” su dimensioni nazionale e regionale (Toscana).

Il secondo passo, come già indicato nel citato post, consiste nell’esaminare gli aspetti normativi pure se, ancora, in maniera tutt’altro che esaustiva.

Ho quindi raccolto la documentazione necessaria e, essendo abbastanza digiuno della materia, ho provveduto ad una prima lettura sommaria.

Comunque la pensiate credo che, se vi siete trovati ad occuparvi di Società a partecipazione pubblica, non potrete non riconoscere che i continui e disorganici interventi legislativi in materia hanno determinato un quadro normativo ben poco chiaro, se non addirittura contraddittorio (alcuni sono perfino arrivati a formulare dubbi di costituzionalità) e, comunque, particolarmente bisognoso di un poderoso riordino/accorpamento ed una robusta semplificazione. Lo si evince, implicitamente, anche da quanto ha avuto modo di scrivere al riguardo la Corte dei Conti già nel 2010: ” Il legislatore,…., tenuto conto delle complesse problematiche insorte in ordine alla posizione di dette società nel mercato, ai loro rapporti con i soci pubblici, all’ambito e alla natura dell’attività esercitata, all’eludibilità delle norme di carattere generale dettate ai fini del contenimento dei costi, ha operato numerose incursioni normative in materia, le quali, disciplinando in maniera peculiare determinati aspetti attinenti alla materia delle partecipazioni societarie pubbliche (soprattutto locali), hanno attribuito al settore indubbi elementi di specialità ” (CORTE DEI CONTI, “Indagine sul fenomeno delle partecipazioni in società ed altri organismi da parte di comuni e province”, giugno 2010).

Verso la fine del mese di gennaio mi stavo apprestando ad una seconda e più approfondita lettura del già citato materiale quando apprendevo dalla stampa che, in data 20 gennaio 2016, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della semplificazione e la Pubblica amministrazione, aveva approvato in sede preliminare ed in attuazione dell’art.8 della legge n 124/2015 (articolo con il quale si delega il Governo ad intervenire sulla disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche), il decreto legislativo denominato Testo Unico in materia di Società a partecipazione pubblica. Un decreto che, prima di passare alle Commissioni parlamentari competenti, dovrà acquisire i pareri tanto della “Conferenza unificata” (così come definita dal comma 1 dell’art.8 del Dlgs n.281/97: “La Conferenza Stato – città ed autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità’ montane, con la Conferenza Stato – regioni”) quanto del Consiglio di Stato.

In quanto Testo Unico comprende gran parte della normativa esistente in materia di società a partecipazione pubblica. Il “fine prioritario”, come dichiarato nel sopra citato art.18, consiste nell’ “assicurare la chiarezza della disciplina, la semplificazione normativa e la tutela e promozione della concorrenza”.

A chi intendesse approfondire le sue conoscenze sull’argomento consiglio di leggersi, fra i documenti che “accompagnano” il citato testo unico, quello, di notevole interesse, intitolato “Analisi di impatto della regolamentazione” Qui mi limiterò ad evidenziarne due piccole parti: una dedicata all’analisi dei dati, una dedicata agli obiettivi. Nella prima viene evidenziato, per esempio, che:

  • sono ben 988 le società con numero di addetti inferiore ai membri del Cda;
  • sono ben 2.479 le socetà con un numero di addetti inferiore a 20;
  • sono ben 1.600 le società con valore della produzione inferiore al milione di euro;
  • sono ben 984 le società con valore della produzione maggiore di un milione e inferiore a cinque milioni di euro.

Nella seconda vengono indicati gli obiettivi (di breve, medio e lungo periodo) perseguiti con l’intervento normativo.

Obiettivi di breve periodo:

  • limitare la costituzione di nuove società pubbliche;
  • rendere trasparenti i bilanci delle società in controllo pubblico;
  • ridurre il numero di società pubbliche;
  • impedire il proliferare di società non necessarie.

Obiettivi di medio periodo (o operativi):

  • ridurre le aree di intervento delle società pubbliche;
  • eliminare o limitare le società pubbliche non in equilibrio economico;
  • ridefinire il sistema di gestione del personale delle società a controllo pubblico;
  • garantire che l’attività delle società a partecipazione pubblica sia maggiormente efficiente.

Obiettivi di lungo periodo (o specifici):

  • miglioramento dei servizi erogati a cittadini e imprese;
  • maggiore credibilità e trasparenza della pubblica amministrazione;
  • favorire il miglior utilizzo delle risorse pubbliche, mediante l’efficiente allocazione delle stesse e la rimozione delle fonti di spreco.

Tenuto conto di tutti i “passaggi” necessari ma, anche, dei vincoli temporali imposti, sembra ipotizzabile che tale testo verrà alla luce in tempi non particolarmente lunghi.

Quindi, vuoi per il fatto che nel citato testo unico, come già detto, ha trovato collocazione molta della normativa preesistente in materia, vuoi per la sua organicità (e, ormai, per l'”ineluttabilità” degli indirizzi ivi contenuti), vuoi, infine, per la previsione di emanazione non particolarmente lunga, è ragionevole ipotizzare che gli enti territoriali coinvolti inizieranno ad adeguarsi fin da ora a quanto tale documento dispone.

Da qui la mia decisione di affrontare gli aspetti normativi, non tanto prendendo in rassegna la legislazione passata, quanto tramite l’analisi del suddetto Testo unico. Questa decisione consente al sottoscritto di ridurre significativamente la fatica, a questo punto quasi inutile, di “assimilare” la normativa precedente e di evitare un considerevole dispendio di energie necessario a sintetizzare e rendere “leggibile” una “narrazione” del passato che, oltretutto, sarebbe risultata significativamente noiosa.

Detto questo ho pensato utile procedere comunque ad una seconda lettura del materiale raccolto anche se, lo confesso, in maniera meno approfondita.

In questo e nel prossimo post (che poi sarebbero il secondo ed il terzo post sull’argomento) prenderò quindi in considerazione i contenuti del citato documento, provvedendo a sottolineare/evidenziare gli aspetti a mio avviso più significativi. Sarò, ancora, necessariamente “stringato”  in quanto è mio intendimento dedicarmi, subito dopo, alla parte più importante di questa “inchiesta”, vale a dire le società partecipate dal Comune di Siena.

Per chi, come me, si appresta a scrivere su tale materia, questo lavoro propedeutico, a mio avviso, risulta pressoché indispensabile. Utili ma non indispensabili, invece, i due post indicati per chi intende documentarsi sulla problematica solo con riferimento al Comune di Siena. In questo caso il lettore può anche decidere di non “perdere tempo” a leggere questo post ed il successivo e “ripartire” solo dal quarto post sull’argomento.

Innanzitutto una considerazione del tutto personale e di carattere generale: dati i non pochi “difetti” sopra indicati della precedente normativa, il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica è da considerare un concreto e significativo passo avanti verso la razionalizzazione del settore e, in ultima analisi, verso un recupero di efficienza (e, in certi casi, peraltro non sporadici, verso una moralizzazione) del medesimo.

Veniamo quindi ai singoli articoli del citato decreto legislativo.

Già nell’art. 1 sono ravvisabili aspetti normativi importanti ai fini della chiarezza e della trasparenza. Mentre il comma 1 di detto articolo definisce in maniera precisa l’oggetto della norma, nel comma 2 viene esplicitato puntualmente il fine delle disposizioni contenute nel decreto, in quanto afferenti (tali disposizioni) l’ “efficiente gestione delle partecipazioni pubbliche, la tutela e promozione della concorrenza e del mercato, nonché la razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica”.

Utile anche il contenuto dell’art. 2 che, sempre in omaggio alla chiarezza ed alla trasparenza, riporta una serie di definizioni che di fatto riducono in maniera robusta i margini di manovra per interpretazioni, diciamo, soggettive.

L’art. 3 stabilisce che i tipi di società a cui potranno partecipare le Amministrazioni Pubbliche sono solamente due: le società per azioni e le società a responsabilità limitata. Al momento in cui scrivo queste note alcuni studiosi hanno ventilato l’ipotesi che si debba comprendere anche le società consortili per azioni e le società consortili a responsabilità limitata. E’ probabile che, in tempi non troppo lunghi, le autorità competenti chiariranno questo aspetto.

Seguono poi disposizioni significativamente rigorose in merito alle possibilità che le Amministrazioni Pubbliche hanno (o, meglio, avranno) di costituire società o acquisire partecipazioni di società in ordine al tipo di attività svolta (art.4). Recita, per esempio, il comma 1: “Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società”. Segue poi un elenco dettagliato delle attività, diciamo, consentite. Quindi, mentre nell’art. 3 vengono definiti i tipi di società “ammessi”, nel successivo vengono fissati dei “paletti” riguardo alle finalità (oggetto) di una società partecipata da una amministrazione pubblica.

Una volta definiti gli obblighi riguardo tanto alla forma societaria (art.3) quanto all’attività svolta (art.4), l’art. 5 stabilisce oneri/vincoli, a mio modesto parere considerevolmente stringenti, per quanto riguarda  le, diciamo, motivazioni  sottostanti la scelta, da parte di amministrazioni pubbliche, di costituire società o di acquisire partecipazioni. Detto articolo definisce anche i controlli cui verrà sottoposto l’atto deliberativo di costituzione di una società o di acquisizione di una partecipazione. Mi piace  evidenziare (non tanto perché particolarmente importante quanto per una preferenza del tutto personale) il contenuto dell’ultimo periodo del comma 2 del citato articolo: “Gli enti locali sottopongono lo schema di atto deliberativo a forme di consultazione pubblica”. Sarebbe bello se gli enti locali, al di là degli obblighi minimali che verranno introdotti per tale specifico aspetto, prendessero la consuetudine di sottoporre tale atto ad una “vera” e ben veicolata consultazione pubblica, in modo da addivenire ad una reale partecipazione pubblica.

L’art.6 detta le regole fondamentali in merito all’organizzazione ed alla gestione delle società a controllo pubblico. Buona parte di tale articolo è dedicata all’individuazione di specifici strumenti di governo societario la cui adozione viene demandata alle stesse società a partecipazione pubblica (comma 3), i quali (strumenti di governo), dice il comma 4, vengono indicati nella relazione annuale, fermo restando il fatto che “Qualora le società a controllo pubblico non integrino gli strumenti di governo societario con quelli di cui al comma 3, danno conto delle ragioni all’interno della relazione di cui al comma 4”.

L’art.7 indica le modalità attraverso le quali viene adottato e “pubblicizzato” l’atto deliberativo concernente la costituzione di una società a partecipazione pubblica. Nel caso, per esempio, di una società a partecipazione comunale tale atto deve essere sottoposto a deliberazione del relativo Consiglio comunale. Comunque sia l’atto deliberativo deve contenere gli elementi esseziali “così come previsti dal Codice Civile per la costituzione di società per azioni o società a responsabilità limitata.”

L’acquisto di partecipazioni in società già costituite è invece regolamentata dall’art.8 che, peraltro, ribadisce le stesse modalità dell’atto deliberativo indicate nell’art.7.

L’art.9 indica  l’organo/istituzione competente per esercitare i diritti dell’azionista. Per le partecipazioni di enti locali (comma 3), per esempio, i diritti dell’azionista sono esercitati dal sindaco o dal presidente o da un loro delegato.

Dall’art.10 si apprende che la procedura di alienazione (vendita/cessione) delle partecipazioni sociali delle amministrazioni pubbliche si rifà al primo comma dell’art.7, alienazione che, peraltro, deve essere fatta nel rispetto dei principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione.

L’art.11 dice innanzitutto che “i componenti degli organi amministrativi di società a controllo pubblico devono possedere”,  al di là delle leggi attualmente vigenti in materia di incompatibilità e inconferibilità degli incarichi, “requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze.” Mentre dal secondo comma si apprende che, di norma, l’organo amministrativo di società a controllo pubblico è costituito da un amministratore unico. Sarà il Ministro dell’economia e delle finanze a definire criteri di determinazione della remunerazione di società a controllo pubblico, proporzionata alle dimensione dell’impresa. Si apprende altresì che gli Amministratori di società a controllo pubblico  non potranno essere dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione. Viene comunque stabilito che il “trattamento economico onnicomprensivo da corrispondere  agli amministratori, ai titolari e componenti gli organi di controllo, ai dirigenti e ai dipendenti non potrà comunque eccedere il limite massimo di euro 240.000 annui al lordo dei contributi previdenziali e assistenziali e degli oneri fiscali a carico del beneficiario, tenuto conto anche dei compensi corrisposti da altre amministrazioni pubbliche”. Sempre nell’art. 11 trovano poi evidenza ulteriori ed articolate disposizioni che, direttamente o indirettamente, in un modo o nell’altro, riguardano il trattamento economico, inteso in senso lato, degli amministratori, dei dirigenti, dei dipendenti di società a controllo pubblico.

continua