APPELLO PER SIENA: LE SOCIETA’ PARTECIPATE/CONTROLLATE DAL COMUNE DI SIENA – 3

Questo è it terzo post sull’argomento ” società a partecipazione pubblica ” ed il secondo nonché ultimo in cui tratterò i relativi aspetti normativi. Quindi dal prossimo post (riferito, ovviamente, a questo stesso argomento)  “scenderò” ad analizzare la realtà senese o, meglio, le società partecipate/controllate dall’Amministrazione comunale di Siena. Come già detto, i “visitatori” ( e i miei quattro followers) che non intendano approfondire più di tanto la problematica possono decidere di “saltare” anche questo e “ripartire” dal  successivo (quarto post sull’ argomento).

Proseguiamo quindi nell’analisi (ancora tutt’altro che esaustiva) degli articoli del più volte citato Testo Unico.

Con l’art.12 viene stabilito che gli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate  sono soggetti alle stesse azioni di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali, mentre  il controllo giudiziario sull’amministrazione di tali società è contemplato nell’art.13 (“ciascuna amministrazione pubblica socia, indipendentemente dall’entità della partecipazione di cui è titolare, è legittimata a presentare denunzia di gravi irregolarità al tribunale”).

Eventuali crisi aziendali di società a controllo pubblico sono disciplinate dall’art.14  che, fra l’altro, detta specifiche procedure per prevenirne l’aggravamento, per correggerne gli effetti ed eliminarne le cause.

L’art.15 attribuisce al Ministero dell’economia e delle finanze la competenza in materia di controllo e monitoraggio sull’attuazione del decreto nonché in materia di trasparenza e separazione contabile. E’ sempre con tale articolo che viene attribuito al suddetto Ministero l’obbligo di detenere un apposito albo pubblico di tutte le società a partecipazione pubblica esistenti nonché di esercitare, “nei confronti di dette società, i poteri ispettivi già previsti dalla normativa vigente.”

L’art.16 introduce disposizioni analitiche e particolarmente stringenti nel caso in cui una società in controllo pubblico sia anche titolare di affidamenti diretti di contratti pubblici, coordinando peraltro la disciplina nazionale in materia con quella europea.

In presenza di società a partecipazione mista (pubblico-privata) sono introdotte specifiche disposizioni, presenti nell’art. 17, dove si legge, fra l’altro, che la quota di partecipazione del soggetto privato non può essere inferiore al trenta per cento. Disposizioni che riguardano i requisiti del socio privato, la durata della partecipazione privata, le modalità di designazione degli organi di vertice e il contenuto degli statuti.

La nuova normativa prevede la possibilità, sempre per le società a controllo pubblico, di quotazione nei mercato regolamentati. L’art.18 ne disciplina la procedura decisoria.

La disciplina del personale, intesa in senso lato, è regolamentata dall’art. 19 dove si apprende che, per questo specifico aspetto, si applicano le disposizioni del codice civile nonchè le le leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, salvo quanto previsto dal decreto stesso. Saranno le stesse società a controllo pubblico a stabilire, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale, provvedimenti che dovranno essere pubblicati sul sito istituzionale della società. Mentre saranno le amministrazioni pubbliche socie a fissare, con propri provvedimenti, gli obiettivi sulle spese di funzionamento, comprese quelle per il personale, delle società controllate. E le suddette società a controllo pubblico dovranno garantire il concreto perseguimento degli obiettivi. Viene altresi stabilito uno specifico meccanismo di gestione dei processi di mobilità del personale.

L’art.20 si occupa di tutta la problematica riguardante la razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche (ad esclusione di quanto disposto dal successivo art.25 in materia di alienazione di tali partecipazioni). In particolare tale articolo prevede un meccanismo di verifica e monitoraggio periodico delle società partecipate, sia direttamente che indirettamente, anche “mediante la predisposizione di un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione”. Piani di razionalizzazione devono comunque essere adottati nei seguenti casi:

  • partecipazioni societarie che non rientrino in alcuna delle categorie di cui all’art.4;
  • partecipazioni in società prive di dipendenti o con un numero di amministratori superiori a quello dei dipendenti;
  • partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate;
  • partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore ad un milione di euro;
  • partecipazioni in società diverse da quelle costituite per la gestione di un servizio di interesse generale che abbiano prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque  esercizi precedenti;
  • necessità di contenimento dei costi di funzionamento;
  • necessità di aggregazione di società aventi ad oggetto le attività consentite dall’articolo 4

 Gli atti di scioglimento delle società o di alienazione delle partecipazioni “sono disciplinati, salvo quanto diversamente disposto nel presente decreto, dalle disposizioni del codice civile e sono compiuti anche in deroga alla previsione normativa originaria riguardante la costituzione della società o l’acquisto della partecipazione.” Per la mancata adozione degli atti richiesti da questo articolo viene infine introdotto uno specifico meccanismo sanzionatorio.

L’art.21 disciplina in particolare i casi di un eventuale risultato di esercizio negativo delle società partecipate per il quale le amministrazioni partecipanti devono ottemperare a ben definiti obblighi di accantonamento nonchè, in certi casi, alla riduzione dei compensi degli amministratori e finanche alla revoca dei medesimi.

Gli artt. 22, 23 recano disposizioni, rispettivamente, in materia di trasparenza e di regolamentazione delle controversie.

L’art.24 prevede espressamente  l’applicazione delle disposizioni del decreto tanto alle Regioni a statuto speciale quanto alle Province autonome.

L’art.25 definisce tempi e metodi per effettuare una ricognizione di tutte le partecipazioni possedute alla medesima data di entrata in vigore del decreto, in modo tale da individuare quelle che devono essere alienate.

Disposizioni transitorie in materia di personale delle società a controllo pubblico sono contenute nell’art.26 dove si prevede, fra l’altro, che dette società attuino una ricognizione del personale in servizio con lo scopo di individuare eventuali eccedenze. Viene disposto altresi che l’elenco del personale eccedente venga trasmesso al Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio e che sia quest’ultimo a formare e gestire l’elenco dei lavoratori dichiarati eccedenti.

Tutte le altre disposizioni transitorie sono raggruppate nell’art. 27. Qui mi limito a riportare il contenuto del primo comma: “Le società a controllo pubblico già costituite all’atto dell’entrata in vigore del presente decreto adeguano i propri statuti alle disposizioni del presente decreto entro il 31 dicembre 2016”.

Nell’art.28 sono elencate le modifiche necessarie per coordinare il contenuto del decreto con la normativa vigente.

Le abrogazioni di disposizioni vigenti in materia di società a controllo pubblico, infine, vengono riportate nell’art.29.

continua 

APPELLO PER SIENA: LE SOCIETA’ PARTECIPATE/CONTROLLATE DAL COMUNE DI SIENA – 2

Nel post del 22 novembre 2015 (stesso argomento) ho affrontato, pure se in modo del tutto superficiale, gli aspetti quantitativi del “fenomeno” su dimensioni nazionale e regionale (Toscana).

Il secondo passo, come già indicato nel citato post, consiste nell’esaminare gli aspetti normativi pure se, ancora, in maniera tutt’altro che esaustiva.

Ho quindi raccolto la documentazione necessaria e, essendo abbastanza digiuno della materia, ho provveduto ad una prima lettura sommaria.

Comunque la pensiate credo che, se vi siete trovati ad occuparvi di Società a partecipazione pubblica, non potrete non riconoscere che i continui e disorganici interventi legislativi in materia hanno determinato un quadro normativo ben poco chiaro, se non addirittura contraddittorio (alcuni sono perfino arrivati a formulare dubbi di costituzionalità) e, comunque, particolarmente bisognoso di un poderoso riordino/accorpamento ed una robusta semplificazione. Lo si evince, implicitamente, anche da quanto ha avuto modo di scrivere al riguardo la Corte dei Conti già nel 2010: ” Il legislatore,…., tenuto conto delle complesse problematiche insorte in ordine alla posizione di dette società nel mercato, ai loro rapporti con i soci pubblici, all’ambito e alla natura dell’attività esercitata, all’eludibilità delle norme di carattere generale dettate ai fini del contenimento dei costi, ha operato numerose incursioni normative in materia, le quali, disciplinando in maniera peculiare determinati aspetti attinenti alla materia delle partecipazioni societarie pubbliche (soprattutto locali), hanno attribuito al settore indubbi elementi di specialità ” (CORTE DEI CONTI, “Indagine sul fenomeno delle partecipazioni in società ed altri organismi da parte di comuni e province”, giugno 2010).

Verso la fine del mese di gennaio mi stavo apprestando ad una seconda e più approfondita lettura del già citato materiale quando apprendevo dalla stampa che, in data 20 gennaio 2016, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della semplificazione e la Pubblica amministrazione, aveva approvato in sede preliminare ed in attuazione dell’art.8 della legge n 124/2015 (articolo con il quale si delega il Governo ad intervenire sulla disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche), il decreto legislativo denominato Testo Unico in materia di Società a partecipazione pubblica. Un decreto che, prima di passare alle Commissioni parlamentari competenti, dovrà acquisire i pareri tanto della “Conferenza unificata” (così come definita dal comma 1 dell’art.8 del Dlgs n.281/97: “La Conferenza Stato – città ed autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità’ montane, con la Conferenza Stato – regioni”) quanto del Consiglio di Stato.

In quanto Testo Unico comprende gran parte della normativa esistente in materia di società a partecipazione pubblica. Il “fine prioritario”, come dichiarato nel sopra citato art.18, consiste nell’ “assicurare la chiarezza della disciplina, la semplificazione normativa e la tutela e promozione della concorrenza”.

A chi intendesse approfondire le sue conoscenze sull’argomento consiglio di leggersi, fra i documenti che “accompagnano” il citato testo unico, quello, di notevole interesse, intitolato “Analisi di impatto della regolamentazione” Qui mi limiterò ad evidenziarne due piccole parti: una dedicata all’analisi dei dati, una dedicata agli obiettivi. Nella prima viene evidenziato, per esempio, che:

  • sono ben 988 le società con numero di addetti inferiore ai membri del Cda;
  • sono ben 2.479 le socetà con un numero di addetti inferiore a 20;
  • sono ben 1.600 le società con valore della produzione inferiore al milione di euro;
  • sono ben 984 le società con valore della produzione maggiore di un milione e inferiore a cinque milioni di euro.

Nella seconda vengono indicati gli obiettivi (di breve, medio e lungo periodo) perseguiti con l’intervento normativo.

Obiettivi di breve periodo:

  • limitare la costituzione di nuove società pubbliche;
  • rendere trasparenti i bilanci delle società in controllo pubblico;
  • ridurre il numero di società pubbliche;
  • impedire il proliferare di società non necessarie.

Obiettivi di medio periodo (o operativi):

  • ridurre le aree di intervento delle società pubbliche;
  • eliminare o limitare le società pubbliche non in equilibrio economico;
  • ridefinire il sistema di gestione del personale delle società a controllo pubblico;
  • garantire che l’attività delle società a partecipazione pubblica sia maggiormente efficiente.

Obiettivi di lungo periodo (o specifici):

  • miglioramento dei servizi erogati a cittadini e imprese;
  • maggiore credibilità e trasparenza della pubblica amministrazione;
  • favorire il miglior utilizzo delle risorse pubbliche, mediante l’efficiente allocazione delle stesse e la rimazione delle fonti di spreco.

Tenuto conto di tutti i “passaggi” necessari ma, anche, dei vincoli temporali imposti, sembra ipotizzabile che tale testo verrà alla luce in tempi non particolarmente lunghi.

Quindi, vuoi per il fatto che nel citato testo unico, come già detto, ha trovato collocazione molta della normativa preesistente in materia, vuoi per la sua organicità (e, ormai, per l'”ineluttabilità” degli indirizzi ivi contenuti), vuoi, infine, per la previsione di emanazione non particolarmente lunga, è ragionevole ipotizzare che gli enti territoriali coinvolti inizieranno ad adeguarsi fin da ora a quanto tale documento dispone.

Da qui la mia decisione di affrontare gli aspetti normativi, non tanto prendendo in rassegna la legislazione passata, quanto tramite l’analisi del suddetto Testo unico. Questa decisione consente al sottoscritto di ridurre significativamente la fatica, a questo punto quasi inutile, di “assimilare” la normativa precedente e di evitare un considerevole dispendio di energie necessario a sintetizzare e rendere “leggibile” una “narrazione” del passato che, oltretutto, sarebbe risultata significativamente noiosa.

Detto questo ho pensato utile procedere comunque ad una seconda lettura del materiale raccolto anche se, lo confesso, in maniera meno approfondita.

In questo e nel prossimo post (che poi sarebbero il secondo ed il terzo post sull’argomento) prenderò quindi in considerazione i contenuti del citato documento, provvedendo a sottolineare/evidenziare gli aspetti a mio avviso più significativi. Sarò, ancora, necessariamente “stringato”  in quanto è mio intendimento dedicarmi, subito dopo, alla parte più importante di questa “inchiesta”, vale a dire le società partecipate dal Comune di Siena.

Per chi, come me, si appresta a scrivere su tale materia, questo lavoro propedeutico, a mio avviso, risulta pressoché indispensabile. Utili ma non indispensabili, invece, i due post indicati per chi intende documentarsi sulla problematica solo con riferimento al Comune di Siena. In questo caso il lettore può anche decidere di non “perdere tempo” a leggere questo post ed il successivo e “ripartire” solo dal quarto post sull’argomento.

Innanzitutto una considerazione del tutto personale e di carattere generale: dati i non pochi “difetti” sopra indicati della precedente normativa, il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica è da considerare un concreto e significativo passo avanti verso la razionalizzazione del settore e, in ultima analisi, verso un recupero di efficienza (e, in certi casi, peraltro non sporadici, verso una moralizzazione) del medesimo.

Veniamo quindi ai singoli articoli del citato decreto legislativo.

Già nell’art. 1 sono ravvisabili aspetti normativi importanti ai fini della chiarezza e della trasparenza. Mentre il comma 1 di detto articolo definisce in maniera precisa l’oggetto della norma, nel comma 2 viene esplicitato puntualmente il fine delle disposizioni contenute nel decreto, in quanto afferenti l’ “efficiente gestione delle partecipazioni pubbliche, la tutela e promozione della concorrenza e del mercato, nonché la razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica”.

Utile anche il contenuto dell’art. 2 che, sempre in omaggio alla chiarezza ed alla trasparenza, riporta una serie di definizioni che di fatto riducono in maniera robusta i margini di manovra per interpretazioni, diciamo, soggettive.

L’art. 3 stabilisce che i tipi di società a cui potranno partecipare le Amministrazioni Pubbliche sono solamente due: le società per azioni e le società a responsabilità limitata. Al momento in cui scrivo queste note alcuni studiosi hanno ventilato l’ipotesi che si debba comprendere anche le società consortili per azioni e le società consortili a responsabilità limitata. E’ probabile che, in tempi non troppo lunghi, le autorità competenti chiariranno questo aspetto.

Seguono poi disposizioni significativamente rigorose in merito alle possibilità che le Amministrazioni Pubbliche hanno (o, meglio, avranno) di costituire società o acquisire partecipazioni di società in ordine al tipo di attività svolta (art.4). Recita, per esempio, il comma 1: “Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società”. Segue poi un elenco dettagliato delle attività, diciamo, consentite. Quindi, mentre nell’art. 3 vengono definiti i tipi di società “ammessi”, nel successivo vengono fissati dei “paletti” riguardo alle finalità (oggetto) di una società partecipata da una amministrazione pubblica.

Una volta definiti gli obblighi riguardo tanto alla forma societaria (art.3) quanto all’attività svolta (art.4), l’art. 5 stabilisce oneri/vincoli, a mio modesto parere considerevolmente stringenti, per quanto riguarda  le, diciamo, motivazioni  sottostanti la scelta, da parte di amministrazioni pubbliche, di costituire società o di acquisire partecipazioni. Detto articolo definisce anche i controlli cui verrà sottoposto l’atto deliberativo di costituzione di una società o di acquisizione di una partecipazione. Mi piace  evidenziare (non tanto perché particolarmente importante quanto per una preferenza del tutto personale) il contenuto dell’ultimo periodo del comma 2 del citato articolo: “Gli enti locali sottopongono lo schema di atto deliberativo a forme di consultazione pubblica”. Sarebbe bello se gli enti locali, al di là degli obblighi minimali che verranno introdotti per tale specifico aspetto, prendessero la consuetudine di sottoporre tale atto ad una “vera” e ben veicolata consultazione pubblica, in modo da addivenire ad una reale partecipazione pubblica.

L’art.6 detta le regole fondamentali in merito all’organizzazione ed alla gestione delle società a controllo pubblico. Buona parte di tale articolo è dedicata all’individuazione di specifici strumenti di governo societario la cui adozione viene demandata alle stesse società a partecipazione pubblica (comma 3), i quali (strumenti di governo), dice il comma 4, vengono indicati nella relazione annuale, fermo restando il fatto che “Qualora le società a controllo pubblico non integrino gli strumenti di governo societario con quelli di cui al comma 3, danno conto delle ragioni all’interno della relazione di cui al comma 4”.

L’art.7 indica le modalità attraverso le quali viene adottato e “pubblicizzato” l’atto deliberativo concernente la costituzione di una società a partecipazione pubblica. Nel caso, per esempio, di una società a partecipazione comunale tale atto deve essere sottoposto a deliberazione del relativo Consiglio comunale. Comunque sia l’atto deliberativo deve contenere gli elementi esseziali “così come previsti dal Codice Civile per la costituzione di società per azioni o società a responsabilità limitata.”

L’acquisto di partecipazioni in società già costituite è invece regolamentata dall’art.8 che, peraltro, ribadisce le stesse modalità dell’atto deliberativo indicate nell’art.7.

L’art.9 indica  l’organo/istituzione competente per esercitare i diritti dell’azionista. Per le partecipazioni di enti locali (comma 3), per esempio, i diritti dell’azionista sono esercitati dal sindaco o dal presidente o da un loro delegato.

Dall’art.10 si apprende che la procedura di alienazione (vendita/cessione) delle partecipazioni sociali delle amministrazioni pubbliche si rifà al primo comma dell’art.7, alienazione che, peraltro, deve essere fatta nel rispetto dei principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione.

L’art.11 dice innanzitutto che “i componenti degli organi amministrativi di società a controllo pubblico devono possedere”,  al di là delle leggi attualmente vigenti in materia di incompatibilità e inconferibilità degli incarichi, “requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze.” Mentre dal secondo comma si apprende che, di norma, l’organo amministrativo di società a controllo pubblico è costituito da un amministratore unico. Sarà il Ministro dell’economia e delle finanze a definire criteri di determinazione della remunerazione di società a controllo pubblico, proporzionata alle dimensione dell’impresa. Si apprende altresì che gli Amministratori di società a controllo pubblico  non potranno essere dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione. Viene comunque stabilito che il “trattamento economico onnicomprensivo da corrispondere  agli amministratori, ai titolari e componenti gli organi di controllo, ai dirigenti e ai dipendenti non potrà comunque eccedere il limite massimo di euro 240.000 annui al lordo dei contributi previdenziali e assistenziali e degli oneri fiscali a carico del beneficiario, tenuto conto anche dei compensi corrisposti da altre amministrazioni pubbliche”. Sempre nell’art. 11 trovano poi evidenza ulteriori ed articolate disposizioni che, direttamente o indirettamente, in un modo o nell’altro, riguardano il trattamento economico, inteso in senso lato, degli amministratori, dei dirigenti, dei dipendenti di società a controllo pubblico.

continua

APPELLO PER SIENA: LE SOCIETA’ PARTECIPATE/CONTROLLATE DAL COMUNE DI SIENA – 1

Come ho già avuto modo di dire (post del 28 dicembre 2014), “sono arcinote le prese di posizione che, da molte parti, sono state formulate riguardo ai guasti, alle inefficienze, alle degenerazioni di questa forma di intervento pubblico nell’ economia (e non solo nell’ economia)”.

Una questione, quella delle partecipazioni detenute dalle Amministrazioni pubbliche e, in particolare, dagli Enti territoriali, che ha assunto grande rilievo negli ultimi anni anche se, è bene ricordare, il “fenomeno” è presente e si è sviluppato da più di venti anni.

Lo scopo di questa, diciamo, inchiesta, è quello di verificare come stanno realmente le cose, con riferimento a tale specifico aspetto, nel Comune di Siena.

Una prima lettura sommaria e parziale  del materiale raccolto mi ha peraltro portato a confermare l’ipotesi iniziale: volendo analizzare in maniera sufficientemente rigorosa simili problematiche occorre osservarne l’andamento anche al di fuori del ristretto ambito comunale. Senza affrontare questo aspetto, pure se in maniera necessariamente (oltremodo) sintetica, a mio avviso, non possiamo “inquadrare” il fenomeno in tutte le sue implicazioni, con il conseguente rischio di addivenire a diagnosi e, quindi, ad ipotizzare terapie non ottimali, se non proprio sbagliate.

Per tutto quanto sopra esposto ho deciso di articolare il lavoro nel modo seguente:

  1. osservare l’evoluzione, in termini quantitativi, del fenomeno a livello nazionale.
  2. esaminare l’evoluzione degli aspetti normativi;
  3. confrontare la situazione del comune di Siena con quella dell’intero territorio nazionale e della regione di appartenenza (analisi spaziale);
  4. quindi,con solo riferimento al Comune di Siena, osservare l’andamento nel tempo degli aspetti che riterrò più significativi (analisi temporale).

E’ facile comprendere le difficoltà, date le caratteristiche di questo strumento (blog), di essere sintetici più di tanto senza correre il rischio di incidere negativamente ed, anche, significativamente, sulla qualità del “prodotto finito”.

Quindi, nell’impossibilità di mantenermi adeguatamente conciso (vale a dire nell’impossibilità di confinare il tutto in un solo post), ho deciso di pubblicare questa “inchiesta” a puntate cercando il più possibile di rendere ogni puntata, pure se strettamente correlata con le successive/precedenti, in qualche modo compiuta.

Vediamo quindi, in prima battuta, l’evoluzione del fenomeno su dimensioni nazionale e regionale.

Quando si affrontano “fenomeni” quantitativi, come si sa, il problema dell’affidabilità/omogeneità dei dati riveste importanza non secondaria. Nel caso specifico, non potendo, per ovvie ragioni, trattare in maniera esaustiva questo aspetto, mi limito a dire, sintetizzando rozzamente, che, per quanto dichiarato dagli stessi Organismi preposti alla “raccolta dati”, svariati sono i fattori che rendono meno robusta la comparabilità delle relative serie storiche (in particolare il “diverso tasso di adempimento dell’obbligo di comunicazione dei dati” da parte delle Amministrazioni pubbliche – cfr MEF: “Rapporto sulle partecipazioni detenute dalle Amministrazioni Pubbliche al 31 Dicembre 2012”, pubblicato nel Luglio 2014)

Tenuto conto di questo “handicap” oggettivo, fra le tante possibili rappresentazioni il grafico sotto riportato mi è sembrato il più affidabile  per gli scopi di questo lavoro.

In tale grafico viene raffigurato,  per il periodo 1990-2012, il numero di società partecipate costituite nell’anno di riferimento.

Come si vede abbastanza chiaramente, questo numero ( ripeto, delle società partecipate costituite nell’anno di riferimento) è cresciuto progressivamente fino al 2002. Di converso possiamo riscontrare, altrettanto chiaramente, un progressivo (e, ancora, significativo) ridimensionamento a partire dal 2006.

Tanto la fase di sensibile crescita quanto quella di significativo decremento risultano fortemente influenzate, come vedremo in un post successivo, dagli interventi legislativi in materia.

 

 

 

ANDAMENTO DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE DALLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE (numero di società partecipate costituite nell’anno di riferimento)

Fonte: MEF – Rapporto sulle partecipazioni detenute dalle Amministrazioni pubbliche
                                                             (dicembre 2012)

Passando alle consistenze rileviamo che, al giugno 2015, gli organismi partecipati dall’insieme degli Enti pubblici risultavano essere 7.684 (sistema SIQUEL della Corte dei conti: cfr Corte dei Conti – sezione delle Autonomie, “Osservatorio sugli Organismi partecipati/controllati dai Comuni, Province e Regioni – Relazione 2015”). Come si vede un numero di società partecipate di dimensioni rilevanti tanto in termini assoluti quanto in termini relativi ( confronti internazionali).

“Scendendo” a livello regionale, la “platea degli organismo considerati”, per tutta una serie di ragioni “tecniche” che non è il caso di riportare in questa sede (per approfondimento cfr sempre il documento della Corte dei Conti sopra indicato), si ruduce a 4.935 soggetti. Bene. Da questo sottoinsieme si rleva, per esempio, che, sul totale nazionale, il peso degli organismi partecipati è, per la Toscana, dell’11,77%, quasi a “pari merito” con l’Emilia Romagna (11,12%) e preceduto soltanto da quello della Lombardia (19,49%)

Quindi, riassumendo in maniera “telegrafica” possiamo dire che il “fenomeno” delle partecipazioni degli Enti Pubblici è aumentato sensibilmente e progressivamente dal 1990 al 2002 e, ancora progressivamente, si è ridimensionato a partire dal 2006. Ambedue gli andamenti, abbiamo detto (come vedremo meglio in uno specifico post), sono derivati dagli interventi legislativi in materia. Resta comunque il fatto che, nel nostro paese, il numero di partecipate rimane a tutt’oggi molto elevato anche se facciamo un confronto con la situazione internazionale.

Sempre da una prima e sommaria lettura del materiale disponibile se, da una parte, ho trovato conferma dell’opinione comune che il settore necessita di robusti interventi tesi a recuperare efficienza e trasparenza (da attuare anche mediante un forte ridimensionamento e consistenti aggregazioni), dall’altra ho potuto constatare che non tutto è da buttare. E questo sia in termini settoriali che in termini territoriali.

continua

UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO: PRECISAZIONI

Qualche tempo fa incontro una persona che, per mantenerne l’anonimato, chiamerò Mario.

Dopo i soliti convenevoli ed alcune chiacchiere “banali” la conversazione “scivola” sui contenuti di questo blog. E Mario, con riferimento a quanto ho avuto modo di dichiarare sul “detrattore occulto”, mi dice di essere rimasto sorpreso, conoscendo il mio modo di scrivere, dagli aggettivi particolarmente pesanti, secondo lui, da me usati allorquando mi sono trovato ad esporre apprezzamenti sui relativi “connotati culturali” (cfr post del 14 aprile 2015). Ma vediamo le parole esatte:

…. io credo, specificando meglio quanto detto all’ inizio di questo post, che il “mio” detrattore occulto sia in realtà un gruppo i cui membri sono tutt’altro che dei buontemponi; anzi, un gruppo, per il mio modo di pensare e sempre estrapolando sensazioni/deduzioni del tutto personali, permeato da atteggiamenti riconducibili ad una cultura tipicamente criminale-mafiosa…..

Gli aggettivi “sotto accusa”: criminale e mafiosa.

Ora, è certamente vero che, tanto nel parlare quanto nello scrivere, preferisco usare un linguaggio che consenta all’ interlocutore o al lettore di farsi un’idea sulla base del contenuto dei ragionamenti e non, come sovente accade, “grazie” all’utilizzo di frasi ingiuriose oltre misura, di parolacce, di offese, di frasi ad effetto, ecc., ecc. Un linguaggio che, ritengo, deriva dalla mia educazione e, forse di più, dal mio carattere e non dalla volontà, come certamente qualcuno vorrà insinuare, di mantenermi sempre e comunque “inoffensivo”. All’interno di questa logica, quando necessario, non mi faccio scrupolo di utilizzare aggettivi “pesanti”, pur mantenendo il mio “stile” che non ho la pretesa di giudicare migliore di qualsiasi altro.

Comunque sia, caro Mario, le tue parole mi hanno spinto a rivedere con spirito critico quanto da me scritto in quel post. Ma devo dirti che, in questo caso, sono rimasto della stessa opinione: usare dei sinonimi “edulcorati” avrebbe potuto indurre il lettore, secondo me, ad una sorta di sottovalutazione del “fenomeno” così come io lo percepisco. Voglio cioè dire che, sempre a mio avviso, gli aggettivi “calzanti” erano proprio quei due (ti ricordo comunque che, come detto chiaramente nel citato post, trattasi di opinioni personali non suffragate da elementi concreti). Quindi, pur confermando quanto da te sostenuto riguardo al mio modo di scrivere, in questo caso non ritengo di dover procedere ad alcuna “edulcorazione”.

In ogni caso approfitto dell’occasione per ringraziare tutti coloro che mi hanno rivolto critiche (e che me ne rivolgeranno in futuro), anche aspre, che, nella peggiore delle ipotesi, mi hanno spinto ad un “momento di riflessione” e, nella migliore delle ipotesi, mi hanno consentito di individuare errori e/o incongruenze e, quindi, procedere alle dovute correzioni. Come mi hanno insegnato alcuni miei maestri di studio e di vita ( parlo quindi di non pochi anni fa), meglio una critica sincera, anche se particolarmente “graffiante”, che dieci, cento opinioni ipocritamente positive.

Sempre su questo versante devo dire che a breve disporrò di un, diciamo, test che, se “positivo”, mi “costringerà”, addirittura, a rafforzare le mie opinioni (che rimarranno pur sempre opinioni in quanto basate esclusivamente su ragionamenti logico-deduttivi) in quanto indurrebbe ad ipotizzare una capacità del detrattore occulto di “influenzare” anche settori che, per deontologia e per legge, dovrebbero essere assolutamente “impermeabili” a qualsivoglia “infiltrazione”.

PREROGATIVE: CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI “AD ALTA VOCE”

Sono passati poco più di due anni dal momento in cui ho cominciato a predisporre questo blog  e poco più di un anno dal primo post pubblicato. Un periodo di “rodaggio” non breve che mi ha consentito, fra l’altro, di capire meglio le caratteristiche operativo-divulgative di tale strumento e, quindi, di focalizzare modifiche, cambiamenti, miglioramenti da adottare.

Tempo fa, qualcuno ebbe a rivolgermi, garbatamente, delle critiche per aver deciso di utilizzare un solo blog per due temi (in gergo: categorie) molto diversi fra loro. Ad oggi devo riconoscere che tali critiche erano giustificate: questo abbinamento “eterogeneo” ha certamente creato confusione che, alla fin fine, ha ostacolato la possibilità di capire, con semplicità ed immediatezza, ambedue le problematiche rendendo ben meno “accattivante” la lettura dei singoli post.

A quel tempo io risposi che la scelta era dovuta anche, ma non solo, alla mia (allora) scarsa conoscenza di questo Sistema di Gestione dei Contenuti (CMS: Content Management System).

Oggi non è più così. Pur rimanendo un dilettante in materia ho acquisito un minimo di esperienza che mi consente, con relativa facilità, di predisporre e gestire un blog.

Ho quindi deciso di separare nettamente le due categorie costituendo, per ognuna, uno specifico blog. Più in dettaglio, una volta eseguiti gli adempimenti per l’acquisizione di un nuovo dominio ed aver istallato/personalizzato il software per un nuovo blog, provvederò, appunto, a scindere, tanto per il passato quanto per il futuro, i due argomenti/categorie. Pertanto, “a bocce ferme” ci sarà un blog, denominato ancora SIENA MIGLIORE, al cui interno verranno inserite pagine, sottopagine e post contenenti argomenti riferiti alle istituzioni senesi e, più in generale, alla nostra collettività, mentre pagine, sottopagine e post riguardanti aspetti riconducibili alla, diciamo, sfera privata, troveranno collocazione in un altro blog il cui titolo, probabilmente, sarà, semplicemente, il mio nome. Tutto ciò anche se, al momento, non sono in grado di quantificare gli aspetti temporali (timing) di tale cambiamento.

Mi sono reso anche conto che una presenza abbastanza sporadica ha ben poco senso in un diario on line che, invece, proprio per le sue caratteristiche, implica una assiduità ben più marcata. A maggior ragione se consideriamo anche il mio intendimento di allargare significativamente l'”area di intervento”.

All’interno di questo “processo evolutivo” devo dire che, oggi, addirittura, non arrivo più ad escludere categoricamente la possibilità di costituire un giornale on line, laddove mi si presentasse una serie di condizioni (anche sul versante dei costi) tali da convincermi che questa strada mi permetterebbe di conseguire, in maniera ben più pregnante, gli obiettivi originari.

Da qui l’ulteriore decisione di riservare più spazio a tale nuovo impegno. Più in generale l’intendimento è quello di riorganizzare il mio tempo in modo tale da dedicarne, “istituzionalmente”, una quantità maggiore all’attività dei blog.

Questa scelta mi consentirà anche di rendere più immediata, nel blog, diciamo, personale, la pubblicizzazione dei vari problemi, di cui ho già fatto cenno in altri post e nelle pagine iniziali, che sono ancora ben al di là dall’essere risolti: i rumori di mezzi (molti) insopportabili (come già detto più volte, l’enorme strada abusiva costruita dai nostri vicini è completamente a ridosso della nostra abitazione tanto che i mezzi che vi transitano sembra che “attraversino” letteralmente l’abitazione, oggi ancora di più grazie – si fa per dire – alla nuova “motorella” ben più rumorosa delle già rumorose preesistenti) dalla mattina alle 6 alla sera alle 10; l’inquinamento “atmosferico” derivante dalla polvere e dagli scarichi di mezzi; il problema della rete di nostra proprietà e della siepe che vi si appoggia la quale, lasciata a sé stessa, diviene foriera anche di problemi igienico-sanitari (enorme incremento delle zanzare tigre, ecc.,ecc.), i cattivi odori (di carogne di animali?) provenienti dai loro allevamenti, ancora una volta insopportabili quando il vento “tira” da sud-est: ecc.; ecc..

In chiusura di queste “riflessioni ad alta voce”, per dirla tutta e fino in fondo, devo anche aggiungere che tale “attività”, il cui inizio è derivato dalla necessità di conseguire, sostanzialmente, i due obiettivi indicati nelle pagine/sottopagine introduttive, ha stimolato in me anche nuovi interessi, non previsti, per certi aspetti, diciamo, di carattere psicologico. Infatti, con il passare del tempo, ho cominciato ad interessarmi (se non proprio a divertirmi) ad osservare i cambiamenti di atteggiamento nei miei confronti delle persone che, mano a mano, sono venute a conoscenza dell’esistenza di questo blog e del relativo contenuto. Cambiamenti, si badi bene, per i quali mantengo il massimo rispetto e nessun intendimento derisorio.

 

APPELLO PER SIENA: SULLE SOCIETA’ PARTECIPATE E CONTROLLATE DAL COMUNE DI SIENA

1) INTRODUZIONE

Me la sono presa comoda. Forse troppo comoda! Un ritardo “significativo” (il post precedente risale al 14 aprile dell’anno in corso) determinato, innanzitutto, dalla mia decisione di affrontare la problematica indicata nel titolo non prima del giorno successivo a quello delle elezioni amministrative (31 maggio u.s.). Il motivo di tale decisione è semplice: non voglio che questo blog venga considerato uno “strumento” per fare, in qualche modo, politica (in senso partitico).E l’argomento si presta non poco ad accostamenti del genere, specie alla vigilia di un appuntamento elettorale.

Forse è il caso di specificare meglio tale aspetto. Non è che io non mi interessi di politica. Più semplicemente, in questa sede tutti gli argomenti che mi troverò ad affrontare dovranno essere trattati, esplicitamente o implicitamente, non con l’obiettivo di “sponsorizzare” o denigrare questo o quel partito e/o, più in generale, questa o quella lobby, ma nell’esclusivo interesse generale. Questo, almeno, è il mio intento. Il fatto di esserne o meno all’altezza è tutta un’altra questione. Gli obiettivi rimangono quindi quelli  a suo tempo indicati nelle pagine introduttive di questo blog (pagina denominata “PERCHE’ QUESTO BLOG” e sottopagine della pagina denominata “APPELLO PER SIENA”).

Sono poi sopravvenuti svariati piccoli impegni che, complessivamente, hanno. assorbito  altro(e non poco) del mio tempo.

Infine ci si è messo anche il caldo che certamente ha ridotto il livello di, diciamo, gradevolezza nel lavorare davanti ad un computer.

Fatto sta che, rimanda rimanda, solo oggi mi predispongo ad affrontare l’argomento evidenziato nel titolo di questo post.

Come accennato nel post del 28 dicembre 2014, “sono arcinote le prese di posizione che, da molte parti, sono state formulate riguardo ai guasti, alle inefficienze, alle degenerazioni di questa forma di intervento pubblico nell’ economia (e non solo nell’ economia)”. Da qui la decisione di andare a vedere come stanno realmente le cose, per questo specifico aspetto, nel “ristretto” ambito comunale.

i documenti di base a cui farò qui riferimento sono:

  • la relazione sull’ argomento pubblicata dalla Corte dei Conti nel giugno dell’anno ormai da tempo concluso (2014) (“Gli organismi partecipati dagli Enti Territoriali – Osservatorio sugli Organismi partecipati/controllati da Comuni, Province e Regioni e relative analisi”), per gli aspetti generali (l’Italia nel suo complesso);
  • il “Programma di razionalizzazione delle partecipate locali”, predisposta dal Commissario Straordinario per la revisione della spesa in data 7 agosto 2014, sempre con riferimento all’Italia nel suo complesso;
  • la Relazione sulla verifica amministrativo-contabile eseguita dal giorno 14 gennaio 2013 al giorno 21 febbraio 2013 presso il comune di Siena predisposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze dipartimento della RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO (la cosiddetta Relazione Cimbolini), per gli aspetti specifici (Comune di Siena)

Anche se l’ultimo dei documenti sopra citati è stato reso pubblico molto prima dei due precedenti qui analizzerò prima i documenti che affrontano la questione in termini generali (la relazione della Corte dei Conti ed il documento del Commissario straordinario per la revisione), per poi passare alla situazione specifica  (Relazione Cimbolini). La “logica” sottostante, come è facile capire, è quella di “scendere” dal generale al particolare e non quella di seguire l’ordine cronologico delle pubblicazioni.

Approfondirò quindi le mie conoscenze sull’argomento raccogliendo e leggendo tutti i documenti che riterrò utili per i miei fini. In particolare intendo documentarmi adeguatamente sugli svariati interventi normativi introdotti dal legislatore, con diverse finalità, sulla materia.

Il lavoro completo mi dovrà (o, più modestamente, dovrebbe) consentire di addivenire, attraverso uno studio abbastanza approfondito dello stato dell’arte, ad una “fotografia” sufficientemente nitida del “contesto sotto osservazione” e, quindi, di esporre le mie opinioni in merito alla problematica in sé ed alle cose da fare; su questa strada mi muoverò fin tanto che lo riterrò di qualche utilità.

Nondimeno mi dovrebbe consentire anche di “testare” se e quanto si è operato per cominciare a rendere adeguatamente trasparente l’attività di questa importante Istituzione (Amministrazione Comunale).

Il fine ultimo è sempre lo stesso: contribuire, nel mio piccolo, alla costruzione di una Siena migliore.

Infine, un piccolo desiderio: sarebbe bello, in omaggio alla trasparenza ed alla democrazia diretta, che tutte le decisioni riguardanti la nascita, lo sviluppo o la soppressione di una società partecipata venissero demandate ai residenti attraverso apposito referendum o strumenti similari (non ho, al momento, le conoscenze “tecniche” per entrare nello specifico). Altrettanto gradita la situazione in cui l’Amministrazione comunale decidesse di rendere pubblici i curricula di tutti gli amministratori prescelti.

UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO: ANCORA SUL DETRATTORE OCCULTO

Riprendo i fili del discorso sul detrattore occulto “abbozzato” nei post del 28 dicembre 2014 e del 10 marzo 2015. Potrei sbagliarmi ma, come già detto, io non credo di avere molti detrattori, tanto meno occulti. Ecco perché, anche nel caso in cui fossero più di uno, ho preferito utilizzare la parola al singolare. Con ciò non voglio dire che a tale “soggetto” non facciano riferimento più persone. Anzi, ho la netta sensazione che il “mio” detrattore occulto (il soggetto) sia composto, in effetti, da più componenti (persone) che, peraltro, formano una unica entità in quanto gruppo organizzato, anche se eterogeneo, e con finalità univoche. Questa, lo ripeto, per il momento è una mera sensazione del tutto personale.

Una “telegrafica” puntualizzazione sul significato che ho inteso dare alla parola detrattore: ho usato questa parola, non tanto nella sua accezione più “leggera” quanto come sinonimo di calunniatore (da calunniare: screditare con accuse coscientemente false).

Fino a ieri davo scarsissima importanza a problematiche di questo tipo. Oggi non la penso più così (“meglio tardi che mai” dirà qualcuno; e forse non ha tutti i torti!). Sono arrivato alla conclusione che se qualcuno si organizza “scientificamente” per denigrarti tu, se e quando lo vieni a sapere, non puoi fare a meno di difenderti. E per chi non ha nulla da nascondere un diario on line mi sembra lo “strumento di difesa” più adatto.

IL PUNTO.                                                                                                                      Come già evidenziato nella sottopagina I MOTIVI della pagina UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO, è grazie a tre aneddoti che ho potuto accertare, in maniera inequivocabile, l’esistenza del “detrattore occulto”. Certo è che se alcuni personaggi di tali aneddoti mi avessero dato qualche indicazione in più ora avrei un quadro meno parziale e, verosimilmente, avrei potuto muovermi con una minima “cognizione di causa”. Ma forse è solo colpa mia che, probabilmente, non ho saputo fare le domande opportune nel momento opportuno. Fatto sta che per non poco tempo ho indirizzato le mie ricerche su versanti, probabilmente, sbagliati.

Comunque sia oggi sono arrivato a, come dire, irrobustire ulteriormente questa che, peraltro, era già una certezza.

                                                                                                               

 LE PREROGATIVE.                                                                                                        Adesso occorre andare ben oltre tale certezza ed io intendo proseguire su questa strada fintanto che non avrò ottenuto informazioni in grado di consentirmi di rispondere alle seguenti domande:

  • Chi? [chi è il detrattore occulto? Chi sono i suoi “veicolatori qualificati”(per il relativo significato cfr post del 28 dicembre 2014, penultimo capoverso)?]. Io qualche idea ce l’ho. Ma sono idee al momento per niente suffragate da elementi concreti. Quindi me le tengo per me. Solo se e quando arriverò ad ottenere un quadro informativo “sostenibile” farò i passi opportuni. Comunque, alcune considerazioni sulla, diciamo, categoria di appartenenza, mi sento fin d’ora di azzardarle; considerazioni, si badi bene, ancora una volta del tutto personali, per di più basate su elementi meramente intuitivi: io credo, specificando meglio quanto detto all’inizio di questo post, che il “mio” detrattore occulto sia in realtà un gruppo i cui membri sono tutt’altro che dei buontemponi; anzi, un gruppo, per il mio modo di pensare e sempre estrapolando sensazioni/deduzioni del tutto personali, permeato da atteggiamenti riconducibili ad una cultura tipicamente criminale-mafiosa. Ed io, data la mia marcata repulsione per tale cultura, accentuerò notevolmente il mio livello di attenzione su tale versante. Ma la mia unica “arma” di difesa sarà quella di descrivere su questo blog, in maniera assolutamente veritiera, i singoli fatti e, eventualmente, le mie modeste opinioni.
  • Che cosa? ( per meglio dire: quali sono le ” nefandezze” diffuse dal detrattore occulto?). Dati i precedenti insuccessi non mi “azzardo” ad ulteriori ipotesi fino a quando non avrò, anche in questo caso, qualche elemento in più.
  • Perché? (Vale a dire: con quali obiettivi? Mera denigrazione? Strategia di “isolamento”? Strategia di “criminalizzazione”? Mio abbandono dell’attuale residenza? “Logoramento” dei rapporti affettivi con le persone a me più vicine? Ecc., ecc., ecc., ecc.?).
  • Quali le eventuali correlazioni e/o interdipendenze con altre situazioni riguardanti sempre il sottoscritto?

Una strada che ho deciso di “battere” con grande pacatezza, vorrei dire con serenità e tranquillità, senza farmi “assorbire” più di tanto in termini di tempo, senza impostare inutili “cacce alle streghe” e senza inficiare, per quanto possibile, la qualità della mia vita.

Ma lo farò anche con grande ostinazione, fino a che non troverò risposta alle suddette domande.

Come potete constatare, su questo fronte le cose sono più complesse di quelle afferenti i cosiddetti fastidi. Ma il web, come si sa, fa “miracoli” ed io confido, prima o poi, di raggiungere completamente l’obiettivo. Un conseguimento parziale sarebbe una “quasi sconfitta” in quanto consentirebbe al detrattore occulto di “farla franca”. Mi spiego meglio. Potrebbe accadere che se e quando riuscirò a rendere più trasparente la questione il nostro (o, meglio, il mio) detrattore occulto, proprio perché abituato a colpire senza “scoprirsi”, decida semplicemente di immergersi nuovamente nella sua melma torbida e maleodorante in modo da rendere impossibile la sua individuazione. Ecco, questo finale lo considero, appunto, una “quasi sconfitta”.

Capite bene che, per tutto quanto sopra specificato, qualsiasi informazione e sotto qualsivoglia forma (pubblicamente attraverso questo blog, privatamente o, anche, in maniera anonima) sarà quindi oltremodo gradita.

Comunque, il fatto che il “mio” detrattore occulto abbia potuto agire pressoché indisturbato potrebbe essere dovuto anche a qualche “deficienza” delle mie, diciamo, difese immunitarie. Io sono relativamente lento nelle mie riflessioni. Ma pure questo aspetto ho intenzione di metterlo a fuoco con calma ma con determinazione e trarne le dovute conseguenze.

UNA OSCURA QUESTIONE DI VICINATO: SUL DETRATTORE OCCULTO ED ALTRE COSE

Avevo già deciso di dedicare questo ritaglio di tempo ad “ottemperare” alle prerogative che mi ero assegnato in chiusura del post del 28 dicembre: esposizione organica degli obiettivi che intendo perseguire sul versante del detrattore occulto.

Quindi, dopo la mia consueta lettura di alcuni quotidiani, mi posiziono diligentemente davanti al mio PC per “svolgere il compito”. Ma i miei pensieri , invece, si indirizzano verso tutt’altri argomenti: la mia mente, “fresca” della citata lettura e di molte altre precedenti, non può fare a meno di ripensare a quella interminabile serie di orrori provocati dal terrorismo islamico. Un turbamento, il mio, farcito di una sorta di incredulità, come se facessi fatica ad accettare tutte queste mostruosità come vere.

E, orrore dopo orrore, torno a ragionare anche su tutte le atrocità denunciate nel rapporto della Commissione per i diritti del bambino dell’ONU.

Infine,come in una “logica sequenza”, mi trovo a ripensare a tutti quegli accadimenti, recenti e meno recenti, riguardanti la pedofilia.

Ed è così che, “costretto” dai miei pensieri, mi sono trovato a “rinverdire” le mie opinioni al riguardo. E’ quindi riemerso il mio radicato e profondo disprezzo  (oltre che nei confronti di tutte quelle persone che molestano, perseguitano, disturbano, affliggono, violentano sotto qualsivoglia forma, altra persona) nei confronti dei pedofili. Tant’è che nella mia scala dei disvalori (valori negativi) fra i primi posti trova collocazione anche la pedofilia in tutte le sue accezioni/ramificazioni. Un sentimento nitido, radicato e vigoroso che il pedofilo mi suscita in quanto, con le sue perversioni sessuali, provoca, anche nelle manifestazioni, diciamo, più leggere, danni incalcolabili su bambini ed adolescenti. Un sentimento che, per fortuna, sembra essere tutt’altro che isolato (riporto qui quanto dichiarato alla stampa, pochi giorni fa, dal Movimento Italiano Genitori: “La pedofilia è un sopruso squallido e violento, che minaccia fisicamente e psicologicamente l’integrità e l’innocenza dei minori.”).

Bene. Dopo questa “rivisitazione” i miei pensieri si “riposizionano” sulla problematica oggetto di questo post. E, pur essendo cosciente dell’incommensurabile distanza rispetto alle atrocità di cui sopra, non posso fare a meno di mettere a confronto la “categoria” dei pedofili con quella dei detrattori occulti. Ed è così che, oltretutto, arrivo a rendermi conto,  che questa “categoria” si trova, nella mia citata scala dei disvalori, forse anche per il fatto che in questo caso la cosa mi riguarda direttamente, poco al di sotto della pedofilia. Parlo, ovviamente, dei detrattori occulti: nessun sentimento di disprezzo, invece, per i detrattori tout court (detrattori palesi) che, anzi, credo svolgano una funzione tutto sommato positiva.

Anche se sono riuscito a riportare i miei pensieri sulle prerogative originarie, mi accorgo che, a questo punto, è un po’ tardi per trattare compiutamente tutte le relative sfaccettature. Quindi, per le argomentazioni che intendevo esporre in questo post sono costretto a rimandare il tutto alla prossima “puntata”.

APPELLO PER SIENA: ANCORA SULL’ INSERIMENTO DI GRANDI STRUTTURE DI VENDITA A ISOLA D’ARBIA

Dai resoconti sulla stampa locale del 25 febbraio u.s. siamo venuti a conoscenza dell’ incontro del Sindaco del Comune di Siena con alcune Associazioni di categoria (Cna, Confartigianato, Confcommercio e  Confesercenti). Argomento: l’ipotetico centro commerciale ad Isola d’Arbia.

Abbiamo così appreso che il massimo esponente dell’Amministrazione locale cittadina, nell’obiettivo dichiarato di “rilanciare l’area sud del territorio  e, in particolare, la zona industriale di Isola d’Arbia” intende procedere in modo che “su tutti i procedimenti urbanistici rilevanti sarà dato spazio e voce ai cittadini e a tutte le forze economiche e sociali”.

Questa affermazione, a me sembra, se seguita coerentemente dai comportamenti, consentirà di abbassare significativamente le probabilità di commettere errori di valutazione e, quindi, addivenire a scelte non ottimali. L’unico rischio che potrebbe derivare da una scelta del genere è quella dell’immobilismo. Ma questo rischio, come dichiarato anche dallo stesso Sindaco di Siena, potrà essere “rimosso” dal Consiglio comunale al quale spetta l’ultima parola in quanto rappresentante dell’interesse collettivo.

Peraltro, parlando con la massima franchezza, mi sarei tranquillizzato completamente se il menzionato Sindaco avesse fatto riferimento anche ai Sindaci dei Comuni contermini. E ciò, non tanto perché ho qualche “amicizia” e/o lobby da difendere, quanto per il fatto che sono assolutamente convinto che scelte di questo tipo possono avvicinarsi ad un risultato finale ottimale solo ragionando su aggregati territoriali ben più ampi di quelli del singolo comune. In casi come questo un, diciamo, sottodimensionamento della “governance” del progetto complessivo può essere foriero di maggiori sprechi, maggiori inefficienze e maggiori errori.

Voglio comunque sperare, visto che negli atti resi disponibili dal Comune di Siena è già riscontrabile il coinvolgimento di tali comuni (relativa Conferenza di Pianificazione), che il più volte citato Sindaco prosegua su questa strada, superando intelligentemente vecchi ed anacronistici campanilismi.

APPELLO PER SIENA: GRANDI STRUTTURE DI VENDITA A ISOLA D’ARBIA (INTRODUZIONE)

Avevo deciso di dedicare queste poche ore disponibili ad una attenta lettura del documento della Corte dei Conti intitolato “Osservatorio sugli Organismi partecipati/controllati da Comuni, Province e Regioni e relative analisi”. Primo passo indispensabile per poter andare avanti con le prerogative delineate nel precedente post, riguardanti la situazione delle società partecipate/controllate dal Comune di Siena.

Ma le ultime prese di posizione sulla stampa locale in merito al dibattito sul centro commerciale ad Isola l’Arbia, in particolare l’intervento di alcuni giorni fa del sindaco di Monteroni d’Arbia, mi hanno costretto, per così dire, ad esporre il mio punto di vista su tale problematica. Premessa indispensabile: io non ho il piacere di conoscere il Sindaco di Monteroni, non ho alcun interesse collegabile all’Amministrazione Comunale di Monteroni, non ho proprietà e/o interessi di alcun genere nella zona di Isola d’Arbia. Voglio cioè dire che questo mio intervento è dettato esclusivamente dalla volontà di dare un modestissimo contributo affinché si evitino scelte, non dico sbagliate (che, peraltro, in passato ci sono state, eccome!), ma anche soltanto non ottimali per gli interessi generali. Credo converrete con me che, con i tempi che corrono, queste puntualizzazioni sono meno “peregrine” di quanto potrebbe apparire “a prima vista”.

Il citato intervento ha destato il mio interesse per due ordini di motivi:

1) per la ragionevolezza delle argomentazioni

2) per l’implicita dimostrazione che, forse, non si è proceduto ad effettuare tutti i necessari “approfondimenti”.

Ma procediamo con ordine. Diciamo subito che io, per la mia “veste” di “consumatore” che non di rado  deve recarsi fuori dal territorio per fare degli acquisti, vedrei con favore l’insediamento di un grande centro commerciale ad Isola d’Arbia in quanto foriero, in quest’ottica, solo di ricadute positive. Ma questa è la mia opinione, peraltro derivata da un’osservazione del tutto parziale, a cui potrebbero affiancarsi molte altre in direzioni diametralmente opposte e quindi tali, quantitativamente e qualitativamente, da sopraffare abbondantemente le ragioni di segno positivo derivanti da un’approccio da “semplice” cittadino/consumatore.

Nell’intervento del citato Sindaco viene detto, fra l’altro, che “Si rende necessario …. ragionare fuori da perimetri ristretti, come quelli comunali, gli interventi che interessano lo sviluppo dell’area sud di Siena.” Che poi così prosegue: “Ritengo altrettanto fondamentale confrontarsi su certi interventi dentro una visione complessiva della pianificazione del territorio e…. con il supporto di studi previsionali, di compatibilità e di impatto sul tessuto commerciale esistente e sulla qualità della vita e socialità dei vari centri urbani che gravitano in quell’orbita”. Il breve intervento continua elencando una serie di interrogativi, a mio avviso del tutto ragionevoli, nonché di inadempienze e di ritardi, specie sul versante della viabilità. Quindi conclude dicendo: “Mi auguro perciò che da parte di tutti possa prevalere il buon senso e la volontà di sedersi ad un tavolo con l’obiettivo di ragionare davvero sullo sviluppo dell’area sud di Siena evitando le illusioni del passato. Noi in questo contesto saremmo pronti a fare la nostra parte”.

A me sovviene subito una domanda, propedeutica a qualsiasi altra: l’idea di far nascere un centro commerciale ad Isola d’Arbia deriva dall’aver constatato la necessità di reperire, appunto, una vasta area da adibire a tale scopo o, viceversa, il punto di partenza è stato la necessità di trovare una soluzione per la riqualificazione delle aree ex Nannini ed ex Ultravox? Da una lettura sommaria dei documenti disponibili mi sembra di poter dire che il punto di partenza è stato proprio quello di trovare una riqualificazione di tali aree e non viceversa. Da qui la necessità di andarci “con i piedi di piombo” onde evitare ulteriori errori: l’insediamento di grandi strutture di vendita non è uno scherzo e, proprio per quanto or ora detto, occorre verificare fino in fondo tutti i vantaggi al netto degli svantaggi.

A questo punto vediamo alcune altre informazioni utili per definire la problematica.

Nel documento del comune di Siena denominato “Verifica di sostenibilità territoriale per la riqualificazione delle aree ex Nannini ed ex Ultravox in località Isola d’Arbia” (luglio 2014 – n.d.r.) si legge testualmente : “Questi due importanti complessi immobiliari insistono su una superficie fondiaria di circa 68.000 mq a fronte di una superficie coperta di circa 24.000 mq ed hanno ospitato fino a 15‐20 anni fa importanti realtà produttive dell’industria dolciaria e dell’elettronica di consumo. Dopo la chiusura delle attività produttive le due aree non hanno trovato una collocazione adeguata al mercato nell’ambito delle destinazioni d’uso consentite dal vigente Regolamento Urbanistico del Comune di Siena.”

In tale documento si legge altresì che “Le società immobiliari  proprietarie dei fabbricati da oltre dieci anni (ISOLA S.r.l.  per l’ex ultravox e SIENASUD S.r.l. per l’ex Nannini – n.d.r.),  hanno tentato senza successo di collocare gli immobili o loro porzioni sia come vendita sia come locazione con le destinazioni d’uso attualmente consentite dal Regolamento Urbanistico (aree artigianali, piccoli negozi di vicinato e medie strutture di vendita). Purtroppo anche questo tentativo è stato abbandonato perché non ha ottenuto interesse del mercato immobiliare, produttivo e commerciale.” E per tale motivo queste due società, nel luglio del trascorso anno, hanno inoltrato richiesta per l’inserimento di grandi strutture di vendita nelle suddette aree.

Sempre nel citato documento si afferma che ….”l’area industriale di Isola d’Arbia risulta ormai fortemente consolidata e gli interventi di urbanizzazione eseguiti negli anni passati sono considerati irreversibili; i fabbricati in oggetto sono circondati da altri insediamenti industriali esistenti e dall’area produttiva in progetto negli strumenti urbanistici comunali: di conseguenza l’opzione del recupero e della rivalorizzazione è l’unica percorribile anche in conformità con gli sviluppi previsti dagli strumenti urbanistici per la città dell’Arbia.”

Ed ancora, “E’ pertanto assai plausibile che, stante l’attuale crisi economica e la presenza in zona di tanti altri fabbricati di più piccola pezzatura inutilizzati, senza la modifica richiesta gli immobili non trovino una soddisfacente destinazione nel breve‐medio periodo. Viceversa, l’insediamento di grandi strutture di vendita contribuirebbero in modo determinante a rivitalizzare l’area industriale con presumibile incremento del tasso di utilizzo di tutti gli immobili presenti in zona.”

Fin qui la storia. Vediamo adesso, in maniera molto sommaria, quelle che, secondo me, sono le cose di cui tener conto, dando per scontato che nelle due citate aree troveranno insediamento, appunto, grandi strutture di vendita. Bene. Per tutto quanto sopra detto mi sembrano del tutto ragionevoli le considerazioni/proposte del Sindaco di Monteroni.

Per amore di verità occorre dire che nel citato documento sono presenti “verifiche di sostenibilità” su svariati versanti. A mio modesto parere si tratterebbe di “testare” la bontà di tali verifiche (penso, in particolare al problema del traffico e della viabilità nonché agli ipotetici vantaggi derivanti dalla stazione ferroviaria denominata Siena zona industriale) mediante l’ausilio di soggetti competenti e, più importante, indipendenti, coinvolgendo i sindaci dei comuni interessati, le associazioni di categoria e, quindi, i “semplici” abitanti del territorio.

Io, sempre nel mio piccolo, ho deciso di fare due cose:

– innanzitutto leggermi con maggior attenzione il citato documento

– in secondo luogo seguire l’evoluzione e, se e quando lo riterrò necessario, intervenire sull’argomento mediante questo blog.

L’appello, rivolto questa volta ai residenti nel comune di Siena e nei comuni contermini, è di seguire con attenzione l’evoluzione e far sentire le loro opinioni.